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Messa di Pasqua in Basilica, il patriarca Moraglia: «Occidente in crisi, ci siamo riscoperti fragili

Il sindaco Luigi Brugnaro ha partecipato questa mattina, in rappresentanza di tutta la comunità veneziana, alla Messa di Pasqua celebrata dal patriarca Francesco Moraglia nella Basilica di San Marco

Il sindaco Luigi Brugnaro ha partecipato questa mattina, in rappresentanza di tutta la comunità veneziana, alla Messa di Pasqua celebrata dal patriarca Francesco Moraglia nella Basilica di San Marco. Hanno assistito alla cerimonia anche l'assessore comunale Simone Venturini, il capo di gabinetto del sindaco Morris Ceron, il prefetto Vittorio Zappalorto e il comandante provinciale dei Carabinieri Mosè De Luchi.

Il sindaco alla messa pasquale

L'omelia del patriarca, proferita in una Basilica vuota in ottemperanza alle disposizioni anti Covid-19, non ha mancato di esprimere «una preghiera particolarissima per i tanti morti di questi mesi e i loro cari, per i troppi medici e operatori sanitari che hanno pagato con la vita il loro generoso servizio ai contagiati dal Coronavirus. Nello stesso tempo - ha aggiunto - affidiamo al Signore la nostra volontà di ripartire, sapendo che i veneti danno il meglio di sé quando si chiede loro di stringere i denti». Il sindaco Luigi Brugnaro ha partecipato questa mattina, in rappresentanza di tutta la comunità veneziana, alla Messa di Pasqua celebrata dal patriarca Francesco Moraglia nella Basilica di San Marco. Hanno assistito alla cerimonia anche l'assessore comunale Simone Venturini, il capo di gabinetto del sindaco Morris Ceron, il prefetto Vittorio Zappalorto e il comandante provinciale dei Carabinieri Mosè De Luchi. L'omelia del patriarca, proferita in una Basilica vuota in ottemperanza alle disposizioni anti Covid-19, non ha mancato di esprimere «una preghiera particolarissima per i tanti morti di questi mesi e i loro cari, per i troppi medici e operatori sanitari che hanno pagato con la vita il loro generoso servizio ai contagiati dal Coronavirus. Nello stesso tempo - ha aggiunto - affidiamo al Signore la nostra volontà di ripartire, sapendo che i veneti danno il meglio di sé quando si chiede loro di stringere i denti».

Crisi dell'Occidente

Il patriarca ha parlato anche di crisi dell'Occidente: «La nostra, epoca, erroneamente, pensava di aver archiviato le ideologie; invece, è portatrice di un’ideologia più sottile e insidiosa, quella del riduzionismo, ossia, non saper o non voler cogliere il tutto, fermarsi ad un aspetto, isolare una parte considerandola come il tutto. Dobbiamo andare oltre il pensiero strumentale, ossia, efficientista, quello che si pone solo alcune domande, ad esempio, quelle del “come” o “in che modo” si fa una cosa e non sul “perché” la si fa o “se” è bene farla. La crisi dell’Occidente, prima di tutto, è culturale, sono venute meno le domande sul “senso” della vita e che fondano l’etica; sì, prima di chiedersi “come” fare una cosa bisogna chiedersi “perché” la si fa o se è bene farla. Questi giorni di pandemia - ha continuato - hanno scardinato molte nostre certezze, per cui, anche chi non era incline a riflettere e ad interrogarsi è invitato a farlo; pensavamo d’essere protetti dalle tutele assicurative, sanitarie, pensionistiche e, invece, ci siamo riscoperti fragili, oltremodo, vulnerabili; sì, i fatti ci hanno riportati alla dura realtà. La Pasqua cristiana è, quindi, quel piccolo seme che cadendo in terra, muore e solo così diventa spiga e produce frutto in abbondanza o diventa albero tra i cui rami gli uccelli vengono a farvi il nido.C’è, quindi, come detto, modo e modo di guardare il sepolcro vuoto, di leggervi i segni che esso custodisce, di collegare il tutto alla vita di Gesù, al suo Vangelo, che è annuncio di salvezza. Una lettura non condizionata da stati emotivi, da pregiudizi ideologici, ma in sintonia con le domande che la fede suscita diventa una crescita, un dialogo verso una luce nuova, la luce di Pasqua, la luce di Gesù risorto» ha quindi concluso.

Avremo bisogno di solidarietà e inclusione

Carissimi, con l’aiuto di Dio, nei prossimi mesi dovremo non solo cercare equilibri nuovi, ma trovare una nuova saggezza nell’organizzare la filiera che conduce al bene comune di un territorio, di uno Stato, di una comunità di Stati, del mondo intero. Anche in questo ci aiuti la luce di Pasqua che guarda all’uomo, prima, nel suo bisogno di solidarietà e inclusione, poi di consumo e anche di performance.

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