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Ripartizione migranti, altri mugugni. Mestriner ribadisce il no e contrattacca: "Chiacchiere"

Il sindaco di Scorzè si oppone alla politica della distribuzione obbligatoria: "Se vogliono imporre, che facciano una legge". La settimana prossima incontro tra ministero e Regioni

Le perplessità restano parecchie, la cosiddetta accoglienza diffusa a molti non piace e anzi, per alcuni, si tratta solo di parole al vento. "Altre chiacchiere", secondo il sindaco di Scorzè, Giovanni Battista Mestriner, da sempre schieratissimo sul fronte del "No" a nuovi migranti. Quella della ripartizione obbligatoria di 2,5 o 3 richiedenti asilo ogni mille abitanti, è, per il primo cittadino, l'ennesima "proposta assurda di un governo che si contorce nell'incapacità di gestire i fenomeni migratori".

Tanto che, per Mestriner, tutto si concluderà con un nulla di fatto. "Se intendono imporre la presenza dei migranti nei comuni - dice - facciano una legge. Ma non lo faranno, e anche se fosse sarà sottoposta a referendum abrogativo. Basta con queste intimidazioni più o meno velate, con queste minacce di ritorsioni. La realtà è che non vedo soluzioni concrete per affrontare in modo adeguato questa emergenza. Alla fine sarà necessario bloccare il fenomeno alla fonte, come andiamo dicendo da tempo".

Intanto si avvicina la data del 19 gennaio, quando è in programma a Roma il confronto tra i governatori delle Regioni e il ministro Minniti proprio sul tema della distribuzione dei migranti. "Non abbiamo ricevuto comunicazioni in proposito - specifica Mestriner - Non sappiamo neppure se si tratti di un tavolo aperto alla partecipazione degli enti locali". E nel caso in cui l'idea del governo fosse attuata? "A Scorzè non abbiamo un piano - spiega - Non abbiamo strutture pronte ad accogliere".

Anche l'incontro di martedì scorso in prefettura ha causato molti mugugni e raccolto ben pochi sostenitori in Veneto. Il progetto è stato concepito di concerto tra il ministero dell'Interno (collegato in videoconferenza martedì c'era il capo dipartimento Immigrazione del Viminale, Mario Morcone) e l'Anci nazionale. Da parte sua l'associazione dei Comuni veneti ha ribadito che il piano "creerebbe un clima di scontro sociale nei Comuni nei quali si fatica a considerare l’ipotesi dell’accoglienza diffusa", come dichiarato da Maria Rosa Pavanello, presidente dell'associazione territoriale. "La distribuzione diffusa - ha chiarito - è possibile se ci saranno delle garanzie da parte dello Stato su certezza di espulsione, tempi veloci di risposta alle richieste di asilo, coinvolgimento in lavori di pubblica utilità e nessuna possibilità di ricorso al 'no' alla richiesta di asilo. Richieste che facciamo da tempo, ma su questo ambito non ci sono progressi evidenti". A ciò si aggiunge la richiesta di un maggiore coinvolgimento delle popolazioni locali. Il pericolo è che decisioni viste come calate dall'alto possano pesare in termini di consenso e di disagio.

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