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Kajtaz Kukiqi

Kajtaz Kukiqi

Minacce di morte su Facebook all'investitore, ora in galera, di Giuliano Babbo

Sul profilo del kosovaro diversi commenti promettono vendetta al ventunenne e al connazionale con cui avrebbe gareggiato lungo le strade di San Donà. Parole di possibile rilievo penale

Kajtaz Kukiqi, 21 anni, è attualmente in prigione. E c'è chi spera ci rimanga a lungo. Sul web, intanto, sono stati diversi i messaggi postati contro di lui. Il kosovaro, lo riportano i quotidiani locali, sta scontando la “gogna mediatica” dovuta a quanto successo nella tarda serata di giovedì: la presunta gara clandestina (ancora da accertare che le cose siano andate effettivamente così) con il connazionale e parente, E.B., il sorpasso azzardato e infine lo schianto che ha tolto la vita a Giuliano Massimo Babbo, 53enne di Eraclea di ritorno dal lavoro. La dinamica dell'incidente, il successivo tentativo di fuga, e le versioni dei fatti presentate ai carabinieri, non hanno fatto altro che amplificare la rabbia intorno all'accaduto.

Sulla pagina Facebook del ventunenne si sono moltiplicati, sotto forma di commenti, insulti e minacce. Lo scorso 11 maggio il presunto pirata della strada aveva postato “Prendi la vita come viene, perché una cosa è certa: non sarà mai come vuoi tu”, frase che ha scatenato le reazioni di diversi utenti, fino a quando la situazione è sfuggita di mano. “Ti conviene stare in galera, - il commento di un uomo – “se metti fuori ci pensiamo noi a sistemarti per le feste, la stessa fine gliela facciamo fare al tuo compare”, riferendosi a E.B., il ventiseienne che, alla guida di un’Alfa 147, aveva preso parte alla presunta gara d’auto (anche se gli accusati, come detto, dichiarano che non stavano gareggiando).

Minacce di morte si sono sovrapposte, alcuni utenti hanno commentato scrivendo “assassino”, per di più con diversi “mi piace” ottenuti. L’odio manifestato, per quanto sia comprensibile il risentimento dovuto alla triste morte di Babbo, potrebbe portare serie conseguenze, anche a carattere penale. Le minacce sono infatti punite dalla Legge italiana, con aggravante se protratte attraverso i social network.

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