Legalità, tutela del lavoro, etichette parlanti: "Così si tiene alto il made in Italy"

Veneto come territorio per eccellenza dei distretti industriali, e Veneziano come patria della calzatura e della moda. "Occorre sviluppare difese forti contro la contraffazione e il malaffare"

Etichetta parlante, responsabilità in solido, educazione alla legalità, in collaborazione con il Miur e il Mise, le istituzioni locali, le associazioni imprenditoriali, e le parti sociali, per sviluppare una solida cultura della legalità nell'artigianato e nella moda, che tuteli il settore e tenga alto il made in Italy nel mondo. Di questo si è discusso venerdì al Vega di Marghera, nel convegno organizzato dalla sigla Filctem della Cgil nazionale.

Lavoro e made in Italy nella filiera della moda

"Etica e ricchezza"

"Come possiamo accettare che in un comparto importante come quello della moda, che ho prodotto marchi e brand italiani noti e ricercati in tutto il mondo, lusso e ricchezza, da un lato, e precarietà e condizioni ai limiti della sussistenza, dall'altro, siano due facce della stessa medaglia? Non dobbiamo interrogarci anche sul valore etico di un sistema che contribuisce alla ricchezza di tutto il paese? - si chiede il segretario nazionale Filctem, Emilio Miceli, intervenuto al dibattito.

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Dialogo con i committenti

Della difficoltà di trovare un punto d'incontro per tutelare le filiere, nei distretti locali della moda, ha parlato il rappresentante territoriale della sigla Filctem Cgil, Riccardo Colletti. "Anni fa abbiamo provato a condividere alcune regole con gli attori del sistema locale, in particolare nel calzaturiero, dialogando con Acrib, Confindustria, Cna, la Regione e le Municipalità - racconta Colletti -. Abbiamo chiesto la certificazione del marchio. Stabilendo assieme alcuni criteri imprescindibili del sistema di produzione, partendo dall'ordine di merce fatto dai committenti, fino alla creazione dell'oggetto: nel caso della scarpa, ad esempio, tacchi, piuttosto che tomaie o suole. Volevamo stabilire tempistiche e compensi minimi al di sotto dei quali sarebbe stato impossibile produrre determinati quantitativi, senza cadere nell'illegalità, assicurando sicurezza nei luoghi di lavoro e tutela della salute degli addetti, ma tutto questo - conclude Colletti - è stato spesso vissuto come un onere aggiuntivo, quindi un peso da sostenere, specie dalle grandi aziende".

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Etichetta parlante

"Sembra - ha spiegato Sonia Paoloni della Filctem Cgil nazionale -, un importante passo avanti per ottenere maggiore trasparenza nelle filiere, perché segue il prodotto e dà a esso una connotazione riconoscibile, che apporta valore alla merce, senza aggiungere costi e oneri. Spesso - racconta Paoloni - le buone pratche arrivano dalle esperienze territoriali, poi però c'è la necessità di stabilire a livello nazionale alcune misure, come la responsabilità in solido, in grado di contrastare la contraffazione e tutelare il lavoro e le professionalità. Spesso Confindustria lamenta la difficoltà di reperire certe figure professionali da inserire nelle aziende, e in questo senso pensiamo che se non troveremo il modo di proteggere alcuni know how, a breve certe lavorazioni andranno perdute".

Sburocratizzazione

"Leggerezza e velocità", sono invece le parole d'ordine per Antonio Baldi di Confindustria Venezia. "Accordi e contrattazione tra le parti spesso hanno aiutato a snellire sistemi lenti di regolazione e vuoti normativi che avrebbero remato contro la competitività delle imprese - ricorda Baldi -. Tenere alto il made in Italy significa anche mettere a disposizione delle unità produttive strumenti e infrastrutture adeguati. "La contraffazione intacca la ricchezza del paese, abbassa laqualità del lavoro e inquina la sana competitività fra i sistemi, alimentando malaffare e criminalità - afferma Francesca Cappiello del ministero dello Sviluppo, per questo stiamo lavorando assieme alle istituzioni per rafforzare la legalità, fin dall'educazione nelle scuole. Un buon sistema non può che prendere forma dalle radici. Responsabilità in solido è un altro passo importante in questo percorso, perché significa responsabilizzazione e partecipazione di tutti i soggetti al sistema della produzione. Senza che solo alcuni sopportino i costi o ricevano i benefici".

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