Coronavirus, primo medico di base morto in Veneto: è la dottoressa Samar Sinjab

Originaria di Damasco, in Siria, aveva 62 anni ed esercitava a Mira. Il decesso giovedì mattina, 9 aprile, all'ospedale Ca' Foncello di Treviso

È mancata stamattina la dottoressa Samar Sinjab, che lavorava come medico di base a Mira ed era in cura da settimane nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale Ca' Foncello di Treviso, affetta da coronavirus. Ricoverata dopo essere risultata positiva al test del tampone, la dottoressa Samar Sinjab si è aggravata nelle ore scorse, dopo 31 giorni passati in ospedale. Lascia i due figli, entrambi medici di professione.

Originaria di Damasco, in Siria, aveva 62 anni. Era arrivata in Italia per studiare medicina e ha continuato a lavorare in prima linea fino a quando le forze gliel'hanno consentito. L'ultimo messaggio sulla sua chat di Whatsapp - scrive TrevisoToday - risale allo scorso 8 marzo ed era una risposta a una paziente risultata positiva al virus. Sinjab non era considerata solo come un medico di famiglia, ma una vera e propria amica per i suoi 1600 pazienti, seguiti insieme al figlio che oggi chiede di poter continuare il lavoro della mamma iniziando a prendersi cura del suo ambulatorio.

Il cordoglio della cittadinanza

Il sindaco di Mira, Marco Dori, ha commentato così: «Non posso che unirmi al cordoglio di tutte le persone che le hanno voluto bene, e con me l'intera amministrazione. Per la nostra comunità è un grande dolore. Il pensiero corre alla sua famiglia, ma anche ai tanti pazienti sempre seguiti con professionalità, umanità e dedizione, e che in queste ore le stanno dedicando i pensieri più profondi e grati. Una perdita che ci ricorda ancora una volta il grande sacrificio di chi combatte in prima persona questa terribile epidemia. 100 vittime, 100 eroi. Medici, dottori, infermieri, tutto il personale sanitario a cui non possiamo che rendere onore e dire grazie, ma anche chiederci se è stato fatto tutto il possibile per permettere loro di lavorare in sicurezza».

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Il commento della Federazione italiana medici

«La collega - ricorda in una nota la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) del Veneto - esercitava a Mira e, nonostante avesse importanti fattori di rischio, ha continuato ad assistere i suoi pazienti con dedizione. Per la Fimmg del Veneto e per tutti i medici di famiglia della regione - afferma il segretario regionale Domenico Crisarà - questo è un momento duro. Ci eravamo illusi, anche con situazioni preoccupanti come quella di Samar e di altri colleghi, di riuscire ad evitare che in Veneto ci fossero medici di famiglia morti. È evidente che quello che abbiamo fatto non è stato sufficiente». Secondo Crisarà, inoltre, c'è stata in generale una «scarsa attenzione» da parte di alcune aziende sanitarie nei confronti dei medici di medicina generale.

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