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Morì a 23 anni in un tragico incidente stradale, dopo la causa civile risarciti i nonni

Filippo Salamone si era trasferito nel Veneziano per lavoro. Nel 2011, a 23 anni, fu travolto mentre si trovava a bordo del proprio scooter. La sentenza del tribunale

Anche i nonni hanno tutto il diritto di essere risarciti per la tragica morte del nipote in un incidente stradale e il fatto che non abitassero sotto lo stesso tetto e, anzi, nello specifico, fossero divisi da 1500 chilometri, non può costituire a priori motivo d'impedimento. Riaffermando con forza questo principio, il Tribunale di Venezia ha condannato a liquidare i danni una compagnia di assicurazione che si era rifiutata appigliandosi proprio alla mancata convivenza, e costringendo i due anziani a intentare una causa civile.

Il terribile incidente

Il terribile sinistro è successo il 22 agosto 2011 a Mestre, in via Forte Marghera. Filippo Salamone, 23 anni, nato e vissuto a Palermo prima di trasferirsi nel Veneziano per lavoro, stava percorrendo via Forte Marghera sul suo scooter quando il conducente di una Golf, E. O., (oggi) 43 anni, di Venezia, che procedeva nel senso opposto, verso il parco di San Giuliano, per effettuare un'inversione di marcia ha svoltato a sinistra tagliandogli la strada: un impatto tremendo, che non gli ha lasciato scampo. I familiari del giovane, per ottenere giustizia, tramite la consulente personale Daniela Vivian, si sono rivolti a Studio 3A, che si è attivata con la compagnia di assicurazione della vettura, chiedendo un congruo risarcimento per gli incalcolabili danni, in primis morali, patiti dai propri assistiti per la prematura perdita del loro caro. E ottenendolo, anche perché le indagini e le perizie hanno evidenziato come l'incidente fosse da attribuirsi unicamente alla manovra e dalla mancata precedenza commesse da E. O., che è stato condannato per questo a un anno di reclusione e a un anno di sospensione della patente.

"Un legame identico"

Pur non essendo in discussione la dinamica del sinistro e le responsabilità, e pur avendo risarcito in modo soddisfacente i familiari “diretti”, però, la compagnia si è rifiutata di fare altrettanto con i due nonni di Filippo. Una posizione che Studio 3A ha contestato ritenendola superata, sia dai tempi sia dai più recenti orientamenti della Cassazione, e obiettando che la convivenza non può avere un rilievo decisivo per escludere il pregiudizio subito per la perdita di un congiunto, tanto più in presenza di circostanze che attestino l'esistenza di una concreta affettività del naturale vincolo tra nonno e nipote: nello specifico, era autenticamente profondo il legame tra Filippo e i due nonni che, abitando vicino alla casa dei genitori, l'hanno visto nascere, nel vero senso della parola (erano anche in sala parto), e crescere mantenendo stretti rapporti con lui anche dopo che s'era trasferito a Venezia.

La sentenza del giudice

"È sicuramente ammissibile - recita la sentenza - il titolo risarcitorio in capo ai nonni, a prescindere dal requisito della convivenza, in forza del combinato disposto del vincolo di sangue con il rapporto concretamente tenuto con il nipote, anche in supplenza dei genitori impegnati in attività lavorative e da cui è quindi derivato un intenso legame affettivo che si preserva anche nel passaggio dei discendenti all'età adulta e ad una vita autonoma".

Accogliendo le istanze dei ricorrenti, il giudice ha quindi riconosciuto a ciascuno un'importante cifra a titolo di risarcimento e ha anche condannato la compagnia a rifondere loro tutte le spese di causa. “È una sentenza rilevante anche sul piano giuridico - commenta Ermes Trovò, presidente di Studio 3A - che prende atto del ruolo ormai imprescindibile dei nonni nella nostra società e delle innovazioni tecnologiche che annullano le distanze fisiche, ma che soprattutto rende giustizia anche a Filippo e Vincenza, che tanto erano attaccati al loro nipote Filippo e per i quali la sua tragica morte è stato un colpo terribile, quasi quanto quello subito dai suoi genitori".

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