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Migrante trovato morto nel cassone di un camion alla barriera di Venezia Est

Il tragico rinvenimento mercoledì mattina da parte della polizia stradale. La vittima avrebbe sui 35 anni. Il tir era guidato da un conducente di 58 anni di nazionalità greca

Il suo viaggio della speranza è finito in fondo al cassone di un camion, forse per asfissia o forse per la troppa disidratazione. Tragico rinvenimento mercoledì mattina appena oltre la barriera di Venezia Est, in direzione Trieste. Lì, a un certo punto, la polizia stradale del Coa di Udine ha intimato l'alt a un camionista greco di 58 anni.

Controllo della polstrada

Sembrava essere un controllo di routine con tanto di officina mobile e pesatura, invece si è rivelato tutt'altro: una volta aperto il sottorimorchio dell'autoarticolato, sbarcato in mattinata al porto di Fusina dopo essere stato caricato su uno dei traghetti che fanno la spola tra la Grecia e l'Italia, le forze dell'ordine hanno rinvenuto il corpo privo di vita di un uomo sui 35 anni di probabili origini nordafricane.

Indagini della squadra mobile di Treviso

La vittima, priva di documenti, avrebbe cercato di nascondersi per raggiungere le zone oltralpe (il tir era diretto in Germania con il suo carico di angurie). Forse l'uomo è salito a bordo del camion poco prima delle fasi di imbarco a Patrasso il 4 giugno, come spesso accade in questi casi. Il camionista, provato dall'accaduto, si è dichiarato completamente estraneo alla vicenda. Sul posto, in autostrada, è stato chiesto l'intervento anche delle volanti della questura di Treviso. Le indagini sono affidate alla squadra mobile del capoluogo della Marca. 

"Tragedia simile ad altre accadute in città"

"Dobbiamo registrare ancora una volta la morte di un migrante che mette in gioco la propria vita alla ricerca di un futuro migliore - commenta Gianluca Trabucco, esponente di Liberi e Uguali - Già in passato la nostra città ha conosciuto un dramma analogo, quello di chi cerca la fuga dalla disperazione e dalla fame e invece trova la morte proprio nel camion che potrebbe condurlo alla libertà tanto attesa. Questo episodio ricorda molto da vicino quello accaduto a Zaher Rezai nel dicembre del 2008, proprio per lo stesso drammatico epilogo. Chi decide di emigrare lo fa spinto dal desiderio di una vita migliore per sè e per la propria famiglia, mettendo in conto di poter perdere la propria stessa vita. Esattamente il contrario di ciò che l'attuale ministro dell'Interno, riferendosi alla vita dei migranti in Italia, definisce come una condizione di privilegio, anzi, più precisamente una pacchia".

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