Morto Tullio Vallery, il Guardian grande della Scuola Dalmata di Venezia

Era nato a Zara nel 1923 e da lì se n'era andato per raggiungere la laguna. Le esequie al cimitero di San Michele martedì 31 dicembre alle 11

foto Giorgio Varisco

È morto Tullio Vallery, il guardian grande della Scuola Dalmata di Venezia. Era nato a Zara nel 1923 e da lì se n'era andato per raggiungere la laguna. Vallery aveva ricoperto numerose cariche all'interno dell'associazionismo dei Dalmati. Le esequie si terranno al cimitero di San Michele martedì 31 dicembre alle 11. Ne dà notizia TriestePrima.

La memoria dei Dalmati

Esponente dell'associazionismo dalmata, nato a Zara 96 anni fa «aveva vissuto la sua vita per la Dalmazia - scrivono in un comunicato gli associati per ricordarlo -. Per più di sessant'anni ha rappresentato con capacità e impegno la storia e la memoria dei Dalmati di lingua italiana ovunque dispersi, in Italia e nel mondo». Dal 1954 ricoprì la carica prima di cancelliere e poi dal 1992 fino al 2014 quella di lluminato Guardian Grande della Scuola Dalmata di Venezia. Nel 1963, alla nascita del Libero Comune di Zara in esilio, meritò l’elezione ad assessore e, caso unico, venne rieletto fino al 2006, quando è stato nominato senatore a vita. La confraternita dei Dalmati di Venezia, con l’associazione del Dalmati Italiani, la società Dalmata di Storia Patria di Venezia e l'intero mondo dell’esodo giuliano-dalmata, lo ricorderà martedì 31 dicembre alle 11 al cimitero dell'isola di San Michele.

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Il cordoglio

«Gli dobbiamo molto, lo ricorderemo con affetto e gratitudine - ha scritto Gianfranco Bettin, presidente della Municipalità di Marghera esprimendo il cordoglio per la scomparsa di Vallery -. Generoso e intelligente tessitore dei rapporti tra esuli e città, attivissimo, fino all’ultimo dei suoi fieri e gentili 96 anni, nella tutela e nella valorizzazione (anche con studi originali e pubblicazioni apprezzabili) del patrimonio culturale della propria comunità in quanto patrimonio di tutta la koynè veneziana e adriatica, custode delle memorie italiane dell’epoca precedente all’esilio e, insieme, capace di guardare avanti, di nutrire le nuove esperienze, le nuove cittadinanze, di questa storia tragica senza irrigidirla nel rancore. Con lui, a lungo residente a Marghera, abbiamo molto lavorato, in sintonia e in amicizia, per trasmettere questa storia alle nuove generazioni, per conservarla e riscoprirla nella vicenda attuale della città, con l’istituzione del Giorno del Ricordo dell’esilio e delle foibe, con l’intitolazione di una piazza a Marghera fra le prime in Italia a ciò dedicata». 

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