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Una moschea e un centro culturale a Venezia: "Paga tutto il principe"

Il progetto per realizzare un luogo di preghiera per i fedeli islamici della provincia sarà finanziato da un membro della famiglia reale saudita

Un centro culturale islamico e una moschea vera e propria, con tanto di minareto e muezzin che chiama alla preghiera, un progetto che porterà i tanti fedeli musulmani del Veneziano alla luce del sole, fuori da garage e sottoscala che sono stati il loro rifugio per tutto questo tempo. Questo il futuro dell'integrazione nel Comune di Venezia e, a pagare tutto quanto, come riportano i quotidiani locali, sarà un anonimo principe saudita. Ora restano solo da sconfiggere le resistenze locali, che sicuramente non mancheranno.

IL PROGETTO – L'idea, che sta finendo per inglobare anche le tante richieste simili di Padova e Treviso e che potrebbe divenire quindi uno dei primi progetti realizzati sotto l'egida della famosa “città metropolitana”, è quella di fornire finalmente ai tanti fedeli islamici un luogo degno dove esercitare il proprio diritto di culto, una possibilità garantita da ben quattro articoli della nostra Costituzione (in maniera diversa, il 17, il 18, il 19 e il 20) ma che di fatto vede ancora i milioni di musulmani in Italia costretti ad accontentarsi di capannoni e luoghi di fortuna. A Venezia a professare la fede del Profeta sono almeno cinquemila, divisi in una trentina di comunità, e, nonostante i timori dei veneziani meno tolleranti, non si tratta affatto solamente di stranieri e clandestini: ci sono professionisti affermati, medici in Italia da oltre cinquant'anni, immigrati di seconda e terza generazione e persino italiani convertiti. Come in ogni fede religiosa.

CON IL SINDACO – Ad ascoltare le tante richieste di aiuto ci ha pensato il sindaco Giorgio Orsoni, che venerdì ha incontrato i fedeli della comunità di via Monzani a Marghera. Il primo cittadino ha parlato dell'importanza di un simile progetto per il territorio, che potrebbe divenire il primo passo importante di un processo d'integrazione che, inutile negarlo, troppo spesso è stato contraddistinto più da attriti e resistenze che da strette di mano. Moschea, minareto e centro culturale dovrebbero sorgere in circa otto mesi dall'inizio dei lavori, almeno nel piano previsto, e dentro le aule studio non saranno esposte solo le tradizioni e le pratiche del Corano, ma anche la lingua e la cultura italiana, trasformando così l'intero complesso in un vero “centro d'integrazione”. Simili progetti in altre città sono quasi sempre naufragati senza neppure arrivare a posare la prima pietra, riuscirà Venezia a dimostrarsi più “evoluta” ed accettare le diversità del 2000? Certo, questa volta dietro ci sono i soldi sauditi e, si sa, Venezia ha una lunga tradizione cosmopolita, almeno quando gli ingranaggi della tolleranza sono adeguatamente lubrificati dal contante.

I CONTRARI - Le reazioni dell'opposizione non si sono fatte attendere. Il consigliere comunale di Prima il Veneto Alessandro Vianello ha sottolineato come i cittadini "hanno altre priorità". "Venezia e Mestre – aggiunge Vianello - stanno vivendo un momento difficile a causa dell'incapacità di questa amministrazione e delle precedenti. Orsoni non può perdere tempo con progetti inutili per la comunità veneziana come una moschea, si concentri sui problemi reali come lo sforamento del patto di stabilità, la delinquenza dilagante o il degrado".

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