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La Procura di Venezia

La Procura di Venezia

Interrogato il vice di Mazzacurati "Secondo lui Orsoni era un ingrato"

Il presidente del Cvn non avrebbe gradito la battaglia tra Consorzio e Comune per l'Arsenale. Confermate anche le tangenti per Marco Milanese

Stefano Tomarelli, ex braccio destro di Giovanni Mazzacurati nel Consorzio Venezia Nuova ha parlato a lungo e con dovizia di particolari davanti ai pm, riuscendo persino a “guadagnarsi” i domiciliari dopo l'interrogatorio fiume di mercoledì scorso quando, in ben 95 pagine di verbale, ha sostanzialmente confermato le ipotesi della Procura sul caso Mose e sul meccanismo di false fatturazioni e tangenti intorno cui orbitavano i cantieri per realizzare la “grande opera della laguna”.

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UNICO OBIETTIVO – D'altronde, a sentire Tomarelli, l'intero circolo vizioso di frodi e corruzione esisteva proprio per “garantire il successo finale” al sistema di dighe mobili, un sistema ideato proprio dallo stesso Mazzacurati, che non si sarebbe mai fatto scrupoli ad “ungere” i meccanismi della burocrazia e a farsi “amici” funzionari e politici. Tomarelli definisce l'intera operazione messa in piedi dal suo ex datore di lavoro “deprecabile” e racconta del sollievo provato quando finalmente è riuscito a tirarsene fuori, ricordando addirittura le parole di un collega indagato che gli disse: “lei è stato bravo a sfilarsi da questo meccanismo infernale” (eppure Tomarelli in realtà non riesce a indicare il momento esatto in cui si sarebbe “sfilato”, limitandosi a parlare di un generico 2007-2009). Ingranaggio fondamentale del Cvn sarebbe poi stato Federico Sutto, che “faceva da raccordo coi politici” e che “era portaborse - che poi diventa portasoldi - di Mazzacurati per certe iniziative in Regione”. Nessuno stupore: che i soldi accumulati dal Consorzio servissero per pagare tangenti, d'altronde, lo sapevano tutti quanti.

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IL SINDACO INGRATO – Non sempre, però, le mazzette avevano sortito l'effetto sperato: Tomarelli ha infatti raccontato ai pm che quando scoppiò la diatriba tra Comune e Cvn per l'utilizzo dell'Arsenale Giovanni Mazzacurati non esitò a definire con sprezzo Giorgio Orsoni, già allora sindaco di Venezia, “un ingrato”. L'ingegnere voleva per sé l'imponente struttura lagunare, riferisce il suo vecchio “secondo”, e quando il primo cittadino gli remò contro, riportando l'Arsenale sotto l'egida di Ca' Farsetti, il presidente del Consorzio si lamentò a lungo dell'avvocato veneziano, che secondo lui sarebbe stato eletto solamente grazie all'aiuto ricevuto proprio da Mazzacurati, che gli avrebbe fornito oltre 260mila euro di fondi neri per la sua campagna elettorale. “Praticamente – taglia corto Tomarelli - lui l'aveva fatto eleggere sindaco”.

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PER RAGGIUNGERE TREMONTI - Almeno 500mila euro sarebbero partiti anche in direzione di Marco Milanese, vicino all'allora ministro Giulio Tremonti, per favorire l'afflusso dei finanziamenti pubblici per la costruzione del Mose, sempre stando al racconto di Tomarelli. Secondo l'ex membro del Cvn fu lo stesso Mazzacurati a dire “che effettivamente aveva dato del denaro a Milanese dal fondo che esisteva”, quel famoso deposito di soldi non tracciati ricavati con false fatturazioni. Il presidente del Consorzio “utilizzava questo fondo - continua Tomarelli - perché per Mazzacurati era un problema fondamentale riuscire ad arrivare a convincere il ministro Tremonti che le cose, i finanziamenti potessero andare avanti”. “Quindi – conclude l'indagato - sicuramente c'è stata, questo me l'ha confermato, una dazione di denaro anche consistente” che sarebbe avvenuta “a fine giugno, luglio” del 2010.

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