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Moraglia: "Saldi nella bufera Mose, ora serve un esame di coscienza"

Il patriarca veneziano ha atteso una settimana prima di commentare quanto successo in laguna, ma lo fa con tono lucido e senza risparmiare critiche

Si affida a una metafora nautica monsignor Francesco Moraglia, patriarca di Venezia, per descrivere la situazione in cui è precipitata la laguna negli ultimi giorni: parla di venti impetuosi e di un timone che va tenuto saldo, a dispetto delle avversità. Nella sua intervista a Gente Veneta il religioso addolcisce la pillola evocando immagini marine tanto care ai suoi concittadini, ma nel contenuto, nel succo del discorso, si possono intuire le dure bacchettate contro i responsabili del caos giudiziario in cui è sprofondata la città

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SALDI NELLA BUFERA - “È questione di coraggio – spiega Moraglia - bisogna tenere la barra dritta, a dispetto dei venti impetuosi che vorrebbero condurre la nave di qua o di là. Quant'è più facile, infatti, lasciarsi portare dal vento. Ma sarebbe debolezza, o almeno leggerezza. Con il pericolo di non giungere alla meta che, pur nella tempesta di questi giorni, si chiama giustizia. Vivo il momento presente con trepidazione, preoccupazione e speranza”. Insomma non bisogna cedere, non bisogna tentennare e non bisogna dubitare, non quando in gioco c'è la legalità di un intera città.

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ESAME PERSONALE - “Prima di ergersi a giudici di una situazione che è ancora in divenire – aggiunge prudente il patriarca - è bene riflettere con pacatezza. Per questo ho ritenuto opportuno riflettere a lungo prima di intervenire e non lasciarmi andare a dichiarazioni affrettate, per quanto sollecitate. È però urgente, e quanto mai utile - in attesa che i fatti siano accertati e i giudizi emessi - avviare da subito un serio esame di coscienza, questo sì va fatto. Un esame di coscienza che, per protagonisti, deve avere la città e la chiesa che è in Venezia”. Insomma, nell'attesa dei ritmi della legge si fa sempre in tempo a lanciare uno sguardo allo specchio.

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DALLA TOGA ALLA TONACA - “Ricordo che già vent'anni fa, ai tempi di Tangentopoli, mi sentivo molto in sintonia con chi diceva che "i magistrati parlano con le sentenze"- dice ancora il religioso - In un tempo in cui tutti davano interviste, la trovai un'affermazione di metodo saggia, opportuna e volta al vero bene comune. In generale, penso che sia corretto esprimersi su un fatto per ciò che si sa, per conoscenza diretta e completa, nelle sedi appropriate. Il resto tende a sconfinare nella chiacchiera”. “Credo nessuno debba e possa godere di questa situazione. Penso che sia un momento difficile e faticoso per tutti, anche se con responsabilità ben distinte. Al tempo stesso, però, è una situazione che può essere letta come momento di grazia e di speranza, se fa scaturire davvero quell'esame di coscienza a cui accennavo prima. E questo deve portare ad una ridefinizione delle priorità nella nostra vita individuale e collettiva – conclude Moraglia - anche nella vita della nostra Chiesa”

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