Cronaca

Orsoni liberato: "Non mi ricandido fare il sindaco è stato un errore" Contro il Pd: "Fanno le anime belle"

Mentre gli assessori rimettono le deleghe nelle sue mani, il primo cittadino dopo la Giunta critica il partito. Futuro incerto, tempo di riflessioni

"Questa è stata una goccia di sangue che ho dovuto versare". Parla da uomo libero Giorgio Orsoni, dopo il patteggiamento con la Procura. Ma parla da uomo, almeno dal punto di vista politico, ferito da chi non ha perso tempo a prendere le distanze da lui. Dal ruolo che rappresentava. "Sembrava che qualcuno del maggiore partito che ha organizzato la mia campagna elettorale si trovasse lì per caso. E' inaccettabile", dichiara a poche ore dalla scarcerazione. Mercoledì scorso l'arresto per finanziamento illecito ai partiti, otto giorni più tardi la revoca dei domiciliari.

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TEMPO DI RIFLESSIONI - Giovedì è stato uno dei giorni più lunghi in laguna. Un giorno in cui i conti hanno rischiato di non tornare e la Giunta a un certo punto sembrava al capolinea. Ma alla fine tutti rimangono in sella, nonostante gli assessori abbiano rimesso nelle mani del primo cittadino tornato titolare di Ca' Farsetti le proprie deleghe. Niente rimpasto, almeno per ora. "Mi prenderò alcuni giorni per pensare sul da farsi - dichiara - di certo ora non è il momento di decisioni d'impeto. Altri hanno dimostrato di essere più impetuosi di me". Poi l'annuncio: "Non mi ricandido, questa parentesi della mia vita avevo già deciso che si sarebbe conclusa". E la stilettata: "A scapito di quanti fino al giorno prima del mio arresto, anche dal partito principale che mi sostiene e anche a livello nazionale, me lo chiedevano", sottolinea. Una frase che è un macigno tolto nella scarpa.

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CONTRO IL PD - Ma gli strali sono appena iniziati nei confronti dei dirigenti del Partito Democratico. I pensieri del sindaco superano i confini della laguna e arrivano dritti a Firenze e a Roma. C'è Renzi nel mirino e il suo entourage: "Io Renzi l'ho conosciuto quando era primo cittadino del capoluogo toscano - dichiara - sono rimasto molto amareggiato da chi ha dichiarato di non conoscermi. Si sono comportati in modo superficiale e farisaico. Se ne sono lavati le mani dicendo che io non ero iscritto al Pd e che si cavavano fuori come delle anime belle". A dimostrazione della frattura che si sta vivendo col nuovo corso del Pd, l'unico a telefonare a Orsoni dopo la sua scarcerazione sarebbe stato il sindaco di Torino Piero Fassino: "Non me ne aspetto altre, francamente - commenta il primo cittadino - ho sempre ritenuto fosse un pericolo prendere la tessera di un partito e ora mi ritrovo indagato per finanziamento illecito ai partiti".

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SI VA AVANTI - Ciò che interessa, però, a livello locale è capire se la Giunta continuerà a lavorare. E questo pare assodato. "C'è il bilancio di previsione da approvare - dichiara il primo cittadino - e altre questioni di contorno. In modo da garantire una continuità amministrativa anche in caso di arrivo di un commissario. Del resto tra tre mesi sarebbe partita la campagna elettorale e saremmo andati in amministrazione ordinaria". Su un punto però il sindaco è chiaro: "Ogni nostra decisione dovrà essere ratificata dal Consiglio comunale con la più ampia maggioranza possibile - sottolinea per poi pensare a questa esperienza di quattro anni da amministratore - è stato un errore candidarmi. Era la terza volta che me lo chiedevano e stavolta non ho avuto la forza di tirarmi indietro. Ma ho capito subito che sarebbe stato difficile".

LA VENDETTA - La spiegazione è ovvia: troppi nemici. "Io sono portato a vedere le cose tendenzialmente come bianche o nere, ma - sottolinea - qui ho trovato tante gradazioni di grigio. Evidentemente io che non sono un politico non ci sono abituato. Mi sono sempre schierato contro il regime delle concessioni - afferma - perché questo Paese non è pronto a questo modo di governare". Intendendo il Magistrato alle Acque e il Consorzio Venezia Nuova, tra gli altri organismi che limitano la possibilità di governo del Comune. Poche ore prima la risposta sardonica a una cronista: "Mazzacurati ha detto di avere portato i soldi a casa mia? E' un millantatore". E poco prima: "Io e lui abbiamo avuto un durissimo scontro sull'Arsenale - racconta - perché volevo riportarlo in mano al Comune e controllare così i costi di gestione. Credo che le accuse nei miei confronti siano state una vendetta"

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