No Nav, Mose: «risultati effimeri». Comunità portuale, «attività sospese sabato per 9 ore»

I problemi aperti in laguna per il comitato e la Port community

Mose, archivio

Settantotto paratie alzate a separare l'ambiente lagunare dal mar Adriatico e impedire l'allagamento di Venezia nel massimo di marea. Obiettivo realizzato sabato. Un risultato che fa sperare di non trovarsi più di fronte a un muro d'acqua come quello del 12 novembre 2019, con la distruzione che ha seminato ovunque. Un esito che però, per il comitato No grandi Navi, «si rivelerà effimero in pochi anni».

Stress test

Si è trattato, scrivono i No Nav, di un test. «Infatti domenica e lunedì, quando sono previsti 110-115 centimetri, le paratoie non saranno attivate, lasciandoci a “passerelle e stivali” e fintantoché le opere non saranno concluse (mancano gli apparati elettromeccanici definitivi) e collaudate, le dighe funzioneranno in modalità appunto di stress-test, solo con una previsione di 130». Gli attivisti ricordano che restano alcune criticità riguardo al sistema delle dighe, «che ha avuto valutazione di impatto ambientale (Via) negativa, non è stato confrontato con altri progetti meno costosi, e prevede spese di manutenzione nell'ordine dei 100 milioni l’anno».

La risonanza, le alternative

Il comitato torna anche sulle «oscillazioni» delle dighe mobili. «In situazioni meteo-marine estreme - scrive - con onde alte 2 metri e mezzo, le paratie che sono affiancate l’una all’altra cominciano ad oscillare e diventare instabili, rendendo vano l’effetto barriera. Ma il limite più importante del sistema, che ci fa sostenere che non salverà Venezia e la sua laguna, è l’innalzamento dei livelli del mare» e i cambiamenti climatici previsti nei prossimi decenni. «Le paratie del Mose dovranno essere messe in funzione centinaia di giorni l’anno, separando per troppo tempo il mare dalla laguna, e provocando la morte biologica dell’ecosistema e la riduzione delle attività portuali», scrivono. Meglio pensare a «finanziamenti per la ricerca indipendente su interventi di immissione di fluidi negli strati geologici profondi, volti al sollevamento del sottosuolo lagunare - affermano i No Nav e concludono - chiudiamo la pagina nera della concessione unica al Consorzio Venezia Nuova: il monopolio per gli studi, le sperimentazioni, le progettazioni e i lavori è stata la causa del più grande scandalo del secolo».

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Conche e porto d'altura

La Community delle imprese e delle aziende portuali scende in campo per ribadire la «necessaria convivenza fra le barriere Mose e operatività dello scalo marittimo. Venezia ha vinto il primo round contro l’acqua alta. Ma è necessario ricordarsi che sabato le attività portuali sono state completamente sospese per 9 ore, con circa 14 navi coinvolte, con gravi ritardi e danni economici». Per Alessandro Santi, coordinatore della Port Community di Venezia, «esiste un parallelismo fra il ponte Morandi di Genova e il Mose di Venezia: in entrambi i casi – dice Santi – un commissario privo di lacci burocratici e pressioni politiche è riuscito ad agire. Si avverte un bisogno cogente in laguna di rendere possibile la convivenza fra il Mose e l’attività del porto con un sistema di conche idonee e funzionanti e uno scalo d'altura per i traffici che, in prospettiva, saranno incompatibili con il porto regolato».
 

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