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Mose, emergono criticità dalla perizia: "margine di dubbio sulla tenuta strutturale"

Il professor Paolucci avrebbe evidenziato come componenti chiave dell'opera siano in deterioramento prima ancora della conclusione dei lavori. Preoccupa l'utilizzo dei materiali

Il progetto del Mose è arrivato ormai a costare circa 5 miliardi e mezzo, ma il numero sembrerebbe destinato ad aumentare ancora, e non di poco. La necessità di sostituire o riparare quanto già presente dell’immensa opera è descritta dal professore Gian Mario Paolucci, docente di Metallurgia all’Università di Padova ed esperto del Provveditorato alle Opere pubbliche (ex Magistrato alle Acque), all’interno di uno studio che evidenzierebbe nuove ed inaspettate criticità del Mose.

Nelle pagine de L’Espresso, dove a riguardo è stata pubblicata un’analisi approfondita, si legge che uno dei problemi più gravi ed immediati sarebbe la “corrosione dei materiali delle cerniere, cuore dell’intero sistema […], con la possibilità di un cedimento strutturale della paratoia.”

Le criticità sarebbero state messe in luce dai risultati di una perizia commissionata dal Provveditorato alle Opere pubbliche e consegnata a fine ottobre, tre i “punti deboli” principali.

La protezione catodica: “La natura metallica,” scrive il professore “non inossidabile del materiale prescelto con cui è stata realizzata la maggior parte dei componenti immersi rende quest’ultimo particolarmente vulnerabile alla corrosione elettrochimica provocata dall’ambiente marino.”

La vernice, che non sarebbe di una qualità tale da non subire il processo di corrosione causato dagli agenti esterni, come acqua, sabbia e detriti. La protezione necessaria sarebbe a questo punto quella catodica, ma salvo per Treporti le paratoie che hanno lo zinco protettivo non sarebbero ancora state montate sui cassoni, sott’acqua da tre anni, per i quali dunque il processo di deterioramento sarebbe già cominciato.

Infine l’acciaio: quello utilizzato non sarebbe lo stesso di quello approvato da test e analisi preliminari. Quest’ultimo era acciaio inox superduplex prodotto dalle Acciaierie Valbruna di Vicenza, e sarebbe stato rimpiazzato da una lega proveniente dall’Est, di costo inferiore. “Questa difformità della lega lascia qualche margine di dubbio sulla tenuta strutturale e anticorrosione nel tempo di questo importantissimo elemento strutturale”, commenta Paolucci.

I problemi evidenziati dallo studio del docente sembrano promettere uno slittamento del completamento dell’opera ben oltre il fino ad ora previsto giugno 2018.

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