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Mose, i ritardi costano caro: chiesti allo Stato altri 366 milioni di euro per la manutenzione

Sono i fondi che il Consorzio Venezia Nuova chiede per la gestione delle opere già realizzate. Nuovo cronoprogramma, lavori finiti entro 2018 ma operatività definitiva nel 2022

Altri 366 milioni di euro, fondi in più necessari per la manutenzione delle dighe già costruite. Così lievitano i costi del Mose, già costato finora circa 6 miliardi. Il calcolo è stato fatto dalle imprese del Consorzio Venezia Nuova e la cifra è conseguenza dei ritardi nella realizzazione della grande opera. La richiesta di fondi statali è comparsa, come riporta La Nuova Venezia, nel bilancio consuntivo 2016 del Cvn firmato dai tre commissari Luigi Magistro, Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola.

In pratica, come indicato nel documento, il prolungarsi dei tempi previsti per il completamento dell’opera (anche a causa del ritardato finanziamento pubblico) determina costi maggiori a carico del Cvn, mentre è necessario provvedere anche alla manutenzione delle parti già realizzate. La cifra va ad aggiungersi ad altri contenziosi aperti: ci sono quelli tra l'amministrazione commissariale e le aziende del Consorzio per mancati lavori assegnati e quelli relativi ai fondi accantonati dal Cvn per recuperare le fatture inesistenti scoperte dalla guardia di finanza, in tutto circa 100 milioni di euro. E poi ci sono in ballo altri 61,1 milioni, ovvero il danno ipotizzato dalla Corte dei Conti per i sovrapprezzi applicati ai sassi del Mose.

Nel frattempo c'è il nuovo cronoprogramma della grande opera: confermata la data di fine dei lavori al 31 dicembre 2018, a quel punto inizierà la gestione con impianti provvisori e collaudo. Questa nuova fase andrà avanti fino al giugno 2020, mentre la consegna finale è prevista per il 31 dicembre 2021. Insomma, altri 4 anni e mezzo prima di vedere il Mose regolarmente operativo.

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