A che punto è il Mose? Intervista a Devis Rizzo, presidente del consorzio Kostruttiva

I tanti dubbi sul Mose e le risposte da chi si occupa dei lavori. Un'opera che è sotto i riflettori ma che non è l'unica di cui Venezia avrà bisogno

Foto mosevenezia.eu

Tecnici, commissari ed esperti concordano: il Mose va finito ma non è sufficiente, non basta di fronte alle conseguenze dei cambiamenti climatici e all'innalzamento delle maree. Lo ha detto, tra gli altri, Giuseppe Fiengo, uno dei commissari del Consorzio Venezia Nuova, intervistato nel corso della trasmissione Agorà: «Negli ultimi anni tutti i fondi destinati alla laguna sono stati dirottati sul Mose e così non sono più state fatte le opere complementari. Alcune, come lo scavo dei canali, un tempo venivano eseguite ma sono state interrotte. Eppure sono necessarie per la salvaguardia della laguna». Fiengo ha spiegato uno dei motivi dei ritardi nella realizzazione dell'opera: «Abbiamo trovato che le grandi imprese avevano comprato i macchinari, ma non hanno fatto i progetti degli impianti. Nel 2016 abbiamo deciso di commissariare anche Comar: abbiamo fatto una verifica su come lavorava, abbiamo controllato 18mila fatture con la corte dei conti. C'era un sistema fatto di sprechi: margini operativi dal 48 al 61 per cento, significa che alle imprese veniva dato 100 e loro spendevano 48 o 61. Abbiamo trovato un buco di 200 milioni e abbiamo dovuto chiudere i rubinetti».

Abbiamo chiesto notizie del Mose al presidente di Kostruttiva, Devis Rizzo. Kostruttiva, consorzio che riunisce un'ottantina di cooperative, lavora da anni al Mose e ha attraversato una lunga crisi proprio perché i pagamenti alle piccole imprese erano stati interrotti. Poi, un anno fa, ha stipulato un nuovo contratto con i commissari del Consorzio Venezia Nuova, diventando la capofila delle imprese impegnate a eseguire i lavori di questa fase finale di costruzione dell'opera. Sono cantieri per almeno 300 milioni.

Il Mose fa i conti con il problema dell'innalzamento del livello del mare, che è un problema mondiale. Possiamo dire che questa soluzione sperimentale è sotto gli occhi di tutto il mondo e tutto il mondo sta aspettando di vedere se il Mose funzionerà: siamo sicuri che funzionerà?

«Bisogna capire cosa si intende per essere sicuri. In linea teorica sì, ingegneristicamente parlando il Mose funziona. Sul progetto non sussistono dubbi teorici. Dighe mobili ne sono state costruite ma il Mose è effettivamente qualcosa di nuovo e in questo senso sperimentale. E sicuramente il contesto complicato in cui è letteralmente immerso, l'ambiente salino della laguna in particolare, renderà necessaria una manutenzione accurata, puntuale e regolare. E non solo sulle paratorie ma anche sugli impianti elettromeccanici e sulle opere di corredo. Penso, per esempio, a tutte quelle strutture che, in ogni bocca di porto, serviranno a far funzionare il Mose a regime».

Cosa significa «fare manutenzione» nel caso del Mose? Quali sarebbero i costi? Ne vale la pena?

«Il costo di manutenzione del mose è stimato tra gli 80 e i 100 milioni annui. Ma qui stiamo parlando di una delle città più belle del mondo, forse la più bella. Non stiamo difendendo una scuola o una struttura qualsiasi, ma Venezia. Quando la Basilica di San Marco va sotto acqua si tratta di un valore inestimabile».

Se lo chiedono in tanti: perché non si è fatto come in Olanda? Perché non pensare a un sistema di dighe?

«Innanzitutto l'ambiente della laguna è un unicum. L'impatto ambientale di una diga in un ambiente così delicato è molto maggiore, per non parlare dell'impatto paesaggistico che comunque, non dimentichiamolo, è un fattore rilevante e da tenere in considerazione».

Era dunque l'unica soluzione?

«Non saprei dire se fosse l'unica soluzione. Esistono comunque pareri tecnici a riguardo».

Il 2014 è l'anno dello scandalo. Come hanno influito le indagini sui lavori?

«Ci si dimentica sempre quello che è successo cinque anni fa. È stato uno scandalo enorme. Sono finiti arrestati tutti e si è arrivati al commissariamento. I lavori si sono di fatto fermati e si è dovuto riprendere in mano tutto. Adesso ci si chiede perché il Mose non è completato. Beh, i responsabili maggiori sono quelli coinvolti nello scandalo del 2014».

E quindi ora i lavori sono ripresi? Qual è lo stato attuale? Si può dire che ora i lavori procedano normalmente? E da quando?

«Si può dire che i lavori procedano normalmente da circa un anno. Il punto di svolta è stato quando i commissari hanno affidato alle imprese la progettazione e i lavori. Ora i progetti sono approvati, viene la parte più delicata, quella dei lavori».

E la vibrazione che c'è stata in sede di collaudo? Di cosa si trattava?

«Il Mose funziona attraverso un sistema di tubazioni. Alcune portano acqua, altre portano aria. Quando viene immessa nella paratia l'aria la diga si alza, quando viene immessa acqua si abbassa. In sostanza durante la messa in funzione alcune tubature vibravano perché non erano stati messi sufficienti agganci che sono stati poi aggiunti. Niente di preoccupante».

Quindi, in sostanza, poteva essere messo in funzione per la marea?

«Sarebbe stata una sciocchezza. Vede, il Mose è un'opera pubblica. Non è così semplice. Un'opera pubblica, oltretutto, per essere messa in funzione deve essere collaudata. Non ci si può sognare da un momento all'altro di azionare un'opera del genere. Oltretutto azionarla solo in parte può creare anche più danni. Alzare per esempio solo una bocca di porto può determinare un dislivello che fa correre l'acqua più velocemente in certe zone».

A proposito, se ci fosse un malfunzionamento? Qualcuno teme lo scenario di una possibile paratia che, staccata, galleggi fino a scontrarsi sulle rive della città. Qual è, secondo lei, il peggior scenario possibile in caso di rottura?

«Non so se lei ha mai visto il Mose. Ma sono strutture di un certo peso. Scenari di questo tipo mi sembrano poco realistici. Il peggior scenario è che si rompa nel momento in cui ci siano le condizioni atmosferiche che ci sono state la settimana scorsa e che quindi non si offra il riparo per il quale è stato costruito».

Quando sarà pronto il mose realisticamente?

«Lo si è detto. Si prevede per la fine del 2021».

Cito le parole di Carlo Giupponi, docente di Economia dell'Ambiente a Ca' Foscari. Il Mose, sostiene Giupponi, «è un progetto caratterizzato da rigidità; concepito in un'altra fase, ora difficilmente si adatta al cambiamento in corso. E in particolare non tiene conto a sufficienza del fattore vento. Oltretutto i lavori effettuati per la realizzazione del Mose hanno a loro volta provocato un mutamento, sulle maree che interessano il Lido di Venezia: ora sono più rapide, salgono in maniera più veloce, e le correnti sono più forti». Cosa ne pensa?

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«Condivido le preoccupazioni del professore. Ma qui il problema è mondiale. Non possiamo condannare o assolvere il Mose sulla base dell'idea che sia una panacea. Il Mose è costruito per affrontare maree fino a tre metri, ma anche un innalzamento di 40-50 centimetri potrebbe essere un problema. L'innalzamento del livello del mare è un moltiplicatore per le maree. Anche a livello locale il Mose non è la soluzione a tutto, ma limiterà il problema delle maree. È una grande opera ma non è l'unica opera che serve per il litorale veneto. Ripeto: non è possibile giudicare il Mose in base all'idea che sia la soluzione a tutti i problemi della laguna e del litorale veneto. Certamente è un'opera che serve e va ultimata».

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