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Donna incinta sviene alla mostra dei corpi plastinati, area off limits

La veronese lunedì ha avuto un malore davanti al corpo di Maria, in stato interessante. Lite con gli organizzatori chiedendo di limitare il percorso

“Impedite l'accesso alla sezione di Real Bodies dedicata alla riproduzione. La donna plastinata incinta e i feti abortiti saranno anche istruttivi, ma offrono una visione troppo impressionante, per il loro effetto andrebbero censurati dalla mostra”. Aveva appena rivolto questa protesta al personale di Real Bodies, mostra che a Jesolo espone 350 tra corpi e organi plastinati, che una visitatrice all'ottavo mese di gravidanza è svenuta. Si trovava con una comitiva della città scaligera in visita domenica attorno alle 11.30, mentre percorreva il tratto di esposizione al primo piano dedicato alla vita intrauterina dove sono esposti il plastinato ribattezzato Maria, deceduta 20 mesi fa con in grembo un bimbo di 5 mesi, e la serie di feti abortiti sulle fasi di sviluppo durante la gestazione.

È passato meno di un minuto che la stessa 34enne di Verona, forse in preda alla forte emozione, ha accusato un malore ancora prima di raggiungere la scalinata che le avrebbe permesso di continuare il percorso espositivo. Il compagno che le stava vicino è riuscito ad afferrarle il braccio appena in tempo e l'ha sorretta impedendole di cadere mentre veniva chiamata sul posto l'infermiera professionale della mostra per accompagnare entrambi nell'area infermeria predisposta proprio per queste situazioni. La veronese è stata fatta sedere su uno sdraio regolabile, ventilata, dissetata dal marito che le ha portato una bottiglietta d'acqua ed è rimasta sotto osservazione dello staff per oltre 20 minuti prima di riprendersi completamente dal mancamento.

"La signora, prima di andarsene, ha dapprima riacceso la polemica, coinvolgendo nella protesta altre mamme presenti, e poi addirittura tentato di limitare l'accesso al secondo piano della mostra agli altri visitatori invitandoli a desistere dal salire e scoraggiandoli a visitarne il contenuto - dichiarano i responsabili dell'esposizione - Per questo comportamento è nato un battibecco tra la veronese e gli organizzatori avvisati in reception".

A dar man forte nella polemica in pochi minuti a questa signora altre tre signore di Padova, Vicenza e Pordenone, che, assiepate nell'atrio all'accesso delle scale che portano al primo piano, assieme a lei insistevano sulla censura della sezione riproduttiva della mostra definendola “utile, ma troppo forte per un pubblico composto anche da minori, cardiopatici ed anziani”. La direzione di Real Bodies ha invece indicato alle presenti gli enormi cartelli che avvisano i visitatori del contenuto forte accedendo al piano superiore. Per calmare gli animi gli organizzatori hanno deciso di transennare temporaneamente l'accesso alla sezione riproduttiva. In tutto la sezione dedicata all'apparato riproduttivo è stata chiusa per circa 45 minuti, finché la comitiva di Verona ha completato la sua visita.

“Con l'aumento degli afflussi purtroppo si sono creati alcuni svenimenti - commentano gli organizzatori - 7 il 3 gennaio, 5 il 4 gennaio e 4 il 5 gennaio, senza contare la trentina accaduti nei giorni precedenti. Il secondo piano rimane la parte più d'impatto. Davanti a Maria, la plastinata deceduta incinta, e davanti ai feti abortiti, ci siamo resi conto che può presentarsi l'inconveniente dei malori. Nell'ultimo weekend altre tre signore sono svenute - continuano - una di Pordenone città, una di Verona e una di Vicenza. Non toglieremo il corpo della donna incinta come vorrebbero alcune persone che hanno protestato, ma lo sposteremo in una area isolata chiusa tra teli, dove non si nota, aggiungendo un ulteriore cartello prima di avvicinarsi. Per ora valuteremo se basta così, altrimenti posizioneremo davanti anche qualcuno del personale interno per avvisare la gente del contenuto forte di quella visione. Per la sala autopsia vale lo stesso. Non vogliamo impressionare nessuno - concludono - ma visto la forza emotiva suscitata dal corpo di Maria stiamo adottando misure di mitigazione per arginare il problema posizionandolo in un punto più protetto con maggiori segnalazioni. C'è chi invoca la chiusura della mostra. Se serve adottare misure per risolvere questi piccoli inconvenienti siamo i primi a volerlo. Ci dispiace per le signore che si sono sentite male".

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