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Cronaca Mestre Centro / Via Piave

Risse e violenza, in via Piave il narcotraffico si riorganizza

L'analisi del consigliere comunale Gianfranco Bettin. «Serve una nuova, dura e calibrata fase repressiva unita a un potente sistema di servizi contro le dipendenze»

«Sono in atto cambiamenti pericolosi nel narcotraffico in città». Il consigliere comunale Gianfranco Bettin (Verde Progressista) fa un'analisi di quanto accade nella realtà metropolitana, specie dopo le ultime violenze accadute in via Piave e dintorni per la spartizione delle zone di spaccio, secondo quanto emerge confrontandosi con osservatori professionali e istituzionali, e il mondo della strada.

«È in corso una ristrutturazione della presenza del circuito albanese-maghrebino, uno dei principali cartelli dello spaccio (soprattutto di eroina e cocaina, ma non solo) - continua -. Il segmento guida del cartello, quello albanese, sta sostituendo la rete di strada prevalentemente garantita finora da maghrebini presenti da diversi anni. Questa rete è stata in molte zone soppiantata da quella nigeriana, più organizzata e disciplinata. La rete maghrebina, utilizzata dai boss albanesi è invece diventata da tempo meno affidabile, molti pusher sono diventati dipendenti o alcolisti e non garantiscono efficienza, omertà, obbedienza alle regole. Per questo tali vecchie reti sono in via di sostituzione con altre, composte da giovani più determinati e violenti, spesso appena arrivati con questo preciso mandato. Alcuni degli scontri armati di queste settimane hanno anche questa matrice».

Bettin non ha dubbi. «Serve una nuova, dura e calibrata fase repressiva e un potente sistema di servizi contro le dipendenze - afferma - Il confronto con i militarmente organizzati nigeriani, che si erano presi parti di città, sta diventando più duro, così come più spietata l’epurazione interna». In questo quadro i gruppi italiani «stanno da un lato al vertice dell’area vasta di traffico, il Nordest, con camorra e ‘ndrangheta, e dall’altro a livelli intermedi e inferiori, nei molti gruppi che autonomamente garantiscono lo spaccio pulviscolare (nei quartieri, nelle scuole, nei luoghi di lavoro e di svago, in modo più defilato)». I mutamenti in atto sono certamente all'attenzione della magistratura e delle forze dell’ordine. «Lavorano - prosegue il consigliere - con grande professionalità, ma è necessario affiancare a una nuova fase repressiva, che oggi va calibrata con durezza e precisione, un potente sistema di servizi sociosanitari ed educativi che puntino a sradicare, superare e prevenire le dipendenze, cioè a impedire che, colpiti i trafficanti, la permanenza di una folla di dipendenti restituisca ai vampiri il business e le vittime».

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