Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

Nelson Mandela morto in Sudafrica Venezia piange il "suo" Madiba

Il leader anti apartheid divenne cittadino onorario nel 1987, poi ricevette le chiavi della città nel 2001: "La strada è lunga, le cose cambieranno"

Nelson Mandela (©TM News Infophoto)

E' morto Nelson Mandela, simbolo della lotta al razzismo. Lui, nero, che visse un terzo della vita in prigione per un ideale di democrazia e libertà. Lui, che sconfisse l'apartheid in Sudafrica professando la non violenza. Il Gandhi nero, il Gandhi d'Africa nel 2001 aveva ricevuto le chiavi di Venezia. Divenendone cittadino onorario il 30 marzo 1987, quando ancora si trovava recluso nel carcere di Robben Island per scontare l'ergastolo. "Con lui è una grande personalità anche “nostra” a scomparire", commenta l'assessore alla Pace Gianfranco Bettin. Imprigionato per le sue lotte contro la segregazione razziale e per la giustizia sociale Mandela fu liberato solo nel 1990, dopo 27 anni di reclusione, e Venezia lo invitò subito. Riuscì a venire solo anni dopo, il 25 settembre 2001.

Il sindaco Paolo Costa e la presidente del consiglio comunale Mara Rumiz gli consegnarono finalmente le chiavi dorate della città, che Mandela accettò con una battuta: “Io e mia moglie siamo poveri e potremmo essere tentati di venderle”.

"Salutandolo in aeroporto, all’alba del giorno dopo, ebbi modo di raccontargli della mobilitazione di Venezia per la sua libertà durante gli anni Ottanta, culminata appunto nel conferimento della cittadinanza onoraria, movimento di cui ero stato uno degli animatori - ricorda Bettin - Mandela, malgrado l’età, gli anni di carcere e una recente malattia, era ben solido e diritto in tutto il suo metro e novanta e di una vitalissima curiosità. Volle sapere di più di quegli anni e poi del presente di Venezia, chiese qualcosa sull’acqua alta, quasi dispiaciuto per non averla potuta vedere, e quindi commentò le misure di sicurezza stringenti cui l’aeroporto era sottoposto: erano passati pochi giorni dagli attentati dell’11 settembre e il mondo era entrato in un nuovo incubo, preludio a nuove stragi e a nuove guerre".

“Ma le cose cambieranno, anche se la strada sarà lunga”, disse infine sorridendo e quasi citando il titolo della sua autobiografia: “Long Walk To Freedom”. "Una strada che ha incrociato quella di Venezia - conclude Bettin - fiera di averlo avuto come concittadino, certa di averlo per sempre come fonte d’ispirazione".

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