Medici neolaureati. Geriatri e urgentisti: «A guadagnare sono le finanze regionali»

La presa di distanza delle società italiane di Medicina che invocano maggiore specializzazione «per affrontare malattie sempre più complesse»

Medici, archivio

«I sostituti non si improvvisano». Le società italiane di Medicina Interna (Simi), Medicina d’Emergenza-Urgenza (Simeu), Geriatria e Gerontologia (Sigg) prendono le distanze dalla delibera regionale di metà agosto sui medici neolaureati in corsia. Il loro documento congiunto è «a tutela della professionalità dello specialista e della qualità della cura contro soluzioni semplicistiche e pericolose».

La carenza, il rischio

Cinquecento medici abilitati possono essere messi a disposizione subito nei Pronto Soccorso, in Medicina e Geriatria, per far fronte a una carenza sempre più grave di camici bianchi che il Veneto patisce - in base al provvedimento della giunta - e che sta rischiando di far saltare prestazioni sanitarie ai cittadini. In forza di un percorso formativo dedicato ai laureati, consistente in 92 ore di lezione teorica e due mesi di frequenza pratica, propedeutici al conseguimento di una certificazione di competenza nell’area internistica, i laureati, secondo il presidente del Veneto Luca Zaia e l'assessore alla Sanità Manuela Lanzarin, possono accedere alle corsie. «Affrontare casi complessi, in urgenza e non, implica lo sviluppo di una esperienza e di un percorso strutturato che non possono certo essere il frutto di 92 ore di lezione e due mesi di tirocinio - è la risposta di Simi, Simeu e Sigg -. Si esporrebbero medici non specialisti al rischio di errore e conseguente contenzioso, e i malati a rischi per la salute. Le tariffe assicurative per questi pseudospecialisti lieviterebbero, si creerebbe una condizione di precarietà a tutto vantaggio delle finanze regionali».

L'urgenza

Le società prendono atto della volontà della Regione Veneto, in mancanza di risposte da parte delle istituzioni nazionali, di affrontare la grave situazione della carenza di medici, ma sottolineano la «palese mispercezione del fabbisogno formativo e del patrimonio culturale di uno specialista di area medica. Tralasciando i profili di illegalità di una simile delibera, in contrasto anche con la legislazione di riferimento europeo, si giungerebbe alla coesistenza di specialisti e pseudospecialisti, si moltiplicherebbero errori e conseguenze umane ed economiche, con un danno d’immagine al sistema. La delibera preoccupa in quanto esprime una visione semplicistica dei problemi sanitari, avvilendo la formazione specialistica, sostanzialmente negandone la necessità». Le società contrastano questa iniziativa «ricorrendo a ogni mezzo ritenuto opportuno. Contestualmente esprimono la più ampia disponibilità ad affrontare in tutte le sedi il problema della carenza di specialisti in Medicina Interna, Medicina d’Urgenza e Geriatria e Gerontologia».

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Malattie sempre più complesse

È sul versante delle scuole di specializzazione e sulle borse di studio che secondo le sigle occorre lavorare. Semmai aumentando la preparazione specialistica, non riducendola, spiegano. «Il Miur, ministero dell'Università e della ricerca, il ministero della Salute, la conferenza Stato-Regioni e tutti gli organismi preposti rendendo centrale l’acquisizione di competenze sul malato complesso, vero punto nodale del nostro sistema, in acuto e cronico, in modo propedeutico e nei percorsi specialistici dedicati, a tale malato e a quelli di altre branche che comunque con malati complessi sempre più spesso si cimenteranno».

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