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A destra i cassonetti dietro ai quali è stato salvato il piccolo

A destra i cassonetti dietro ai quali è stato salvato il piccolo

Sente i gemiti dietro il cassonetto e trova un neonato chiuso dentro a un sacchetto

A Santa Maria di Sala domenica la freddezza di una donna ha permesso di salvare una vita. Attirata dai rumori mentre gettava la spazzatura, si è avvicinata e ha lanciato l'allarme

I gemiti del piccolo, la curiosità di una donna e una vita salvata. A Santa Maria di Sala domenica sera è avvenuto tutto questo, grazie a una signora che, trovando un bimbo nato con ogni probabilità poche ore prima, gli ha salvato la vita. La residente ha udito i gemiti del neonato, ha controllato dietro al cassonetto e ha individuato il piccolo. All'inizio ha pensato al miagolìo di un gatto, poi ha capito. Era di passaggio in auto all'intersezione tra via Trieste e via Cavin di Sala, di fronte al cimitero del paese.

I fatti: la donna, insegnante, scende senza avere la minima idea che da lì in poi la sua serata non sarebbe stata più la stessa. Si avvicina a quel sacchetto di plastica. Il neonato piange. La donna lo raccoglie e se lo porta a casa, a un paio di minuti di distanza in auto. Da lì, poi, sono stati chiamati i soccorsi, dopodiché il trasferimento in ambulanza all'ospedale di Mirano. In extremis. Chi ha lasciato il neonato in quella posizione e soprattutto in quell'ora del giorno a rigor di logica non ha certo pensato a farlo ritrovare. A Santa Maria di Sala era già successo qualcosa di simile un anno fa, con la piccola Sabrina salvata dal parroco del paese. In quel caso, però, la madre, che non si è più fatta viva, aveva fatto in modo che tutto finisse per il meglio.

Il piccolo Attilio viene trovato di domenica, poco dopo le 21. E se nessuno fosse andato a gettare la spazzatura? La signora si avvicina al cassonetto e capisce che qualcosa non va. Poi la scoperta. E la serata prende una piega inaspettata. Il piccolo aveva ancora il cordone ombelicale attaccato. Il neonato è ora in buone condizioni e non è in pericolo di vita. E' diventato, inevitabile sia così, la  mascotte della Pediatria di Mirano. Una vicenda del genere non può che ispirare gioia e allo stesso tempo rabbia. E' la stessa donna che ha salvato il piccolo a sottolinearlo con gli occhi prima che con le parole: "E' un'emozione grandissima - spiega - difficile da spiegare" (QUI LE SUE PAROLE).

"Il piccolo era vigile e reattivo, respiro spontaneo, ipotermico - fa sapere l'Ulss13 in una nota - Dopo le prime cure è stato trasportato presso la Patologia Neonatale di Mirano dove è stato ricoverato. Il piccolo è stato posizionato in termoculla con rapido recupero della temperatura corporea e sottoposto alle prime indagini di routine con risultati parziali normali e altri ancora in corso. Attualmente il piccolo, chiamato Attilio, è in buone condizioni generali e ha già assunto un primo pasto di latte".

Già un anno fa le cronache avevano parlato di un abbandono di neonato a Santa Maria di Sala. Anche in quel caso ci fu il lieto fine. In casi come questo la norma prevederebbe che la madre naturale avrebbe dieci giorni di tempo per farsi viva, dopodiché inizierà l'iter per l'adozione. In ospedale esiste un registro dei nomi ad hoc (poi si vedrà se i sanitari decideranno di utilizzarlo) per scegliere come chiamare i neonati abbandonati. La notizia nelle prime ore della mattinata era già sulla bocca di tutti. La gara di solidarietà, come nel caso di Martina, la piccola salvata 12 mesi da, sarà sentita e "virale". Intanto le indagini dei carabinieri si concentrano sugli ospedali del Miranese e del Veneziano in genere, oltre che delle province limitrofe. E' possibile che una donna, dopo un parto, abbia bisogno di cure sanitarie a causa magari di emorragie. Alle 9 di lunedì mattina, però, non risultava alcun accesso di questo tipo in nosocomi lagunari. Si procede per il reato di abbandono di minore.

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