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Riti voodoo per costringerle a prostituirsi: in manette con l'accusa di tratta di persone

Le forze dell'ordine hanno arrestato a Scorzè una 26enne nigeriana, trasferitasi al nord dalla Sicilia. Prometteva a giovani connazionali un lavoro onesto, ma le costringeva alla strada

È stata arrestata a Scorzè, con l'accusa di tratta di esseri umani. Come riportano i quotidiani locali, a finire in manette è stata una 26enne nigeriana trasferitasi poco tempo fa dalla Sicilia al nord Italia. A condurre l'inchiesta è stata la Procura di Catania, basandosi sulla testimonianza di una ragazzina, ancora minorenne, che aveva raccontato come le fosse stato promesso un lavoro in Italia, e come si sia ritrovata, invece, a dover vendere il proprio corpo, per saldare il debito con chi l'aveva fatta approdare alle coste italiane a bordo di un barcone.

La stessa vittima, dopo aver preso coraggio, ha spiegato alle forze dell'ordine come durante il viaggio per raggiungere l'Italia, lei insieme ad altre ragazze, siano state sottoposte a un "regime" di terrore, con veri e propri riti voodoo per mantenerle in una condizione di subordinazione fisica e soprattutto psicologica. E non si tratterebbe del primo caso: già a gennaio altre due nigeriane di 27 anni sono state accusate di aver utilizzato riti magici per indurre giovani connazionali a prostituirsi.

Le forze dell'ordine sono quindi intervenute nell'abitazione della responsabile della tratta, notificandole la custodia cautelare in carcere. Venerdì la 26enne è stata interrogata dal gip David Calabria, ma assistita dal suo legale, ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere.

Secondo l'accusa, la 26enne aveva organizzato il "viaggio" da clandestina in Sicilia di una sua connazionale di 17 anni, dopo averla fatta sottoporre a rito voodoo noto come "Ju-Ju" in Nigeria, per farla poi prostituire nel nostro Paese, per procurarsi i 35mila euro che era la cifra fissata per la libertà della minorenne. Nei confronti della maitresse personale della squadra mobile di Catania, in collaborazione con la questura di Venezia, hanno eseguito un provvedimento restrittivo emesso dal gip del capoluogo etneo, su richiesta della locale procura.

La minorenne, nel 2015, era stata agganciata in Nigeria con la promessa di un lavoro in Europa in cambio di un pagamento di 35mila euro. Era stata circuita con riti tribali, che prevedono la minaccia del verificarsi di eventi negativi, come una grave malattia o la morte della giovane o dei suoi familiari, in caso di mancato rispetto dell’impegno. La 17enne era sbarcata a Catania nel giugno 2015.

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