Cronaca

I no vax che volevano lanciare tritolo sul Parlamento col drone

La polizia intercetta conversazioni su Telegram fra otto persone no vax e no green pass che dichiaravano di volere "passare all'azione". Tra loro anche una donna veneziana

Progettavano azioni violente in occasione delle manifestazioni previste a Roma per l'11 e il 12 settembre, con l'intenzione di "fare fuori" i giornalisti, "i primi da colpire", e poi passare ai politici, "radendo al suolo" il Parlamento "con tutti dentro". La Digos e la polizia postale di Milano hanno intercettato otto militanti 'no vax' che, almeno secondo le loro dichiarazioni in un gruppo Telegram particolarmente ristretto denominato 'I Guerrieri', volevano passare alle 'vie di fatto' cercando anche di procurarsi delle armi.

Di età tra i 40 e i 60 anni, cinque uomini e tre donne, di varie province italiane, non si erano mai incontrati di persona e fino ad ora non avevano mai destato alcun sospetto né fatto attirare verso di loro l'attenzione delle forze dell'ordine, a cui erano assolutamente sconosciuti. Quando però hanno incominciato a scambiarsi messaggi di natura non esattamente pacifica, la polizia postale (che monitora costantemente le comunicazioni online dell'ambiente no vax) ha focalizzato su di loro l'attenzione. In attesa che gli investigatori finiscano di esaminare il materiale sequestrato nelle loro abitazioni, gli otto sono indagati al momento per istigazione alla violenza (se ne occupa il pm dell'antiterrorismo Alberto Nobili).

"Se mi trovano le armi mi arrestano per terrorismo"

Solo una ha un passato 'ideologico': si tratta di una veneziana che, anni fa, simpatizzava per gli indipendentisti veneti e a cui nel 2019 era stato revocato il porto d'armi ad uso sportivo. Deteneva invece regolarmente due pistole, sempre per uso sportivo, un altro del gruppo, un bergamasco: nei suoi computer vi sono tracce che stesse per procurarsi altre armi. Il porto d'armi gli sarà revocato. Un terzo del gruppetto, un milanese, era riuscito ad acquistare due tirapugni online (che gli sono stati sequestrati), dopo avere tentato di procurarseli contattando ben tre armerie e ricevendo sempre la stessa risposta: "Sono illegali, non possiamo venderglieli". 

Armi bianche infine nell'appartamento di un reggiano anche lui indagato: aveva una katana, uno sfollagente e uno spray al peperoncino con le apposite ricariche. Intercettato in chat, dichiarava che, se lo avessero scoperto, avrebbero potuto "arrestarlo per terrorismo". I loro dialoghi erano ammantati di teorie negazioniste (il covid "non esiste"), complottiste, contro i vaccini ("i parlamentari si sono fatti iniettare la soluzione fisiologica perché loro sanno davvero cosa c'è dentro il vaccino") e naturalmente contro il green pass. Ma, come si diceva, a preoccupare la polizia sono stati i discorsi sul passaggio alla violenza. Prima hanno provato ad organizzare qualcosa per il 2 settembre a Padova, dov'era in programma la visita del ministro della Salute Roberto Speranza, poi sono passati a progettare a Roma.

Tritolo sul Parlamento con il drone

Nella chat 'I Guerrieri' (frequentata anche da altre persone e cancellata dall'amministratore, un milanese di 46 anni, mentre i poliziotti andavano a casa sua) mostravano particolare aggressività a parole verso le forze dell'ordine e i giornalisti e parlavano di come fabbricare le molotov, di come governarle attraverso un drone ("Basta un piccolo drone… pilotato a distanza da uno dei tetti di Roma… un cinquecento grammi di tritolo e lo lasci cadere durante la seduta… non resterà nessuna prova e farà il suo effetto"), di come acquistare armi senza dare nell'occhio (pagandole in contanti e comprandole dai rom). In un messaggio si sono scambiati l'indirizzo dell'appartamento del presidente del consiglio Mario Draghi, in un altro progettavano di mettere fuori uso le antenne 5G ("diventeranno matti nel correre dietro a ripararle").

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