Le 5 fasi del virus nel piano di sanità: a quota 150 terapie intensive l'ospedale diventa covid hospital

Verde, azzurra, gialla, arancione e rossa: sono queste le fasi individuate dai tecnici della Regione. Nei presidi veneti potranno essere attivate fino a 1016 terapie intensive

Le prime anticipazioni erano già arrivate nel corso del punto stampa di ieri, oggi il presidente della Regione Luca Zaia, sempre in diretta dalla sede della protezione civile di Marghera, ha presentato il nuovo piano di sanità pubblica del Veneto, dopo quello diffuso lo scorso 13 marzo. A distanza di sette mesi, con il coronavirus che ha ripreso a circolare con forza, i tecnici hanno varato una nuova "linea operativa", caratterizzata dalle best practice da mettere in atto a seconda di 5 fasi di pericolosità del virus. Nel corso della conferenza stampa sono intervenuti anche Paolo Rosi, direttore della centrale operativa del Suem dell'Ulss 3, e Paolo Fattori, direttore dell'unità operativa edilizia ospedaliera della Regione Veneto.

Le 5 fasi del virus

La prima è la fase verde, quella che prevede da 0 a 50 pazienti covid ricoverati in terapia intensiva. Da 51 a 150 ricoveri scatta la fase azzurra, mentre dai 151 ai 250 la fase gialla, quella intermedia. Seguono la fase arancione (da 251 a 400 posti occupati) e la fase rossa, da 400 posti fino a mille, ossia il numero massimo di terapie intensive che sarà possibile attivare in tutti gli ospedali veneti, con i letti ad oggi conservati dalla Regione in appositi depositi e aperti solo in caso di aumento esponenziale dell'emergenza. Cosa comporta ciascuna fase?

  • La fase verde si identifica con una situazione che veda occupati da 0 a 50 posti letto Covid e prevede l’utilizzo di posti letto isolati in ospedali hub & spoke; viene preservata l’attività ordinaria in modo diffuso in ogni ospedale; non viene sospesa alcuna attività, salvo un eventuale ritardo nelle prestazioni programmate.
  • La fase azzurra (quella in cui si trova oggi il Veneto con 61 ricoverati in terapia intensiva) si ha quando i posti letto di terapia intensiva Covid occupati sono da 51 a 150. In questo caso, si prevede l’attivazione di posti letto aggiuntivi negli ospedali hub & amp; spoke e l’attivazione parziale di posti di terapia intensiva del Centro Regionale Urgenza Emergenza; si preserva l’attività ordinaria negli ospedali hub & spoke; si riorganizza l’attività ordinaria con eventuale sospensione (o ritardo) dell’attività programmata.
  • La fase gialla scatta da 151 a 250 posti letto di terapia intensiva occupati e prevede l’attivazione dei Covid-Hospital; quella progressiva dei posti di terapia intensiva del Centro Regionale Emergenza Urgenza e quella di posti aggiuntivi ordinari e subintensivi. Viene preservata l’attività ordinaria negli ospedali hub & spoke e l’attività ordinaria e di emergenza negli hub. È prevista una riduzione dell’attività ordinaria nei Covid hospital con trasferimento delle attività d’urgenza.
  • La fase arancione scatta tra 251 e 400 posti letto di terapia intensiva Covid occupati e prevede anche l’utilizzo di posti letto ricavabili da sale operatorie nei Covid Hospital. In questo caso l’attività ordinaria è preservata solo negli ospedali hub, mentre scatta una parziale riduzione di attività negli ospedali spoke.
  • Infine la fase rossa, quella più critica, che scatta al di sopra dei 400 posti di terapia intensiva occupati da pazienti Covid. In questo caso si utilizzeranno posti letto, anche a coorte, negli hub. L’attività di emergenza sarà preservata negli ospedali hub, mentre sarà sospesa anche negli hub l’attività ordinaria.

Il Veneto è nella fase 2

Oggi, 20 ottobre, il numero di pazienti positivi al coronavirus ricoverati nelle terapie intensive sono 61, il Veneto si trova quindi nella fase due, quella azzurra. Se i pazienti dovessero superare i 150 si attiveranno i covid-hospital di riferimento nel territorio. La quinta fase, come annunciato da Zaia, prevede che gli ospedali siano occupati solo di pazienti Covid.

«L'emergenza Covid è l'impossibilità di curare pazienti ordinari e io la paralisi degli ospedali non la voglio - spiega Zaia - In caso di emergenza abbiamo ancora pronto l'ospedale donato dal Qatar. Con questo progetto prevediamo di avere a che fare con il virus per tutto l'inverno. La fortuna è che il Veneto non è considerato area metropolitana. L'importante è che la gente capisca che questa emergenza porta al collasso degli ospedali. Ad oggi la provincia più sofferente è quella di Belluno, nella fase 2 più avanzata».

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