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L'ombra della camorra sui lavori per il Passante e Porto Marghera

Alcuni appalti per il "Passante verde" e l'area di Porto Marghera sarebbero stati vinti da una società il cui amministratore sarebbe accusato d'aver favorito il clan di Michele Zagaria

Nel Veneziano fa capolino il nome di una società che in passato ha subito numerosi accertamenti finendo all'interno di inchieste, come quella sull'Alta velocità tra Liguria e Piemonte e sugli scavi di Pompei. La società aveva sede a Napoli e, nel 2009, inglobò un'altra ditta, prendendo il nome con cui riuscì ad aggiudicarsi alcune opere previste come contorno al Passante di Mestre: tra queste il "Passante verde", cioè 30 chilometri di alberi che avrebbero dovuto, da progetto iniziale, attutire l'impatto che l'arteria autostradale ha avuto sul territorio.

Ora però sul Passante è scesa l'ombra della camorra. A riportarlo sono i quotidiani locali che mettono in luce come la società in questione fosse gestita, fino al 2015, dall'imprenditore M.C., accusato poi di corruzione e turbativa d’asta aggravata dal metodo camorristico. L'accusa, che l'imputato ha immediatamente respinto, sarebbe stata quella d'aver favorito il clan di Michele Zagaria.

La società, inoltre, nel 2012 si aggiudicò anche alcuni interventi di bonifica a Marghera. L'appalto per il petrolchimico ha avuto come committenti Versalis e Syndial (gruppo Eni), e riguarderebbero i 110 ettari che proprio la Syndial dovrebbe cedere al Comune ed alla Regione.

I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle hanno subito annunciato un’interrogazione urgente su questo tema, e lo stesso stanno facendo i parlamentari veneti del Movimento. "Ci chiediamo come sia possibile che dal 2010, quando si iniziò a parlare del rischio di infiltrazioni da parte della camorra – spiegano i consiglieri regionali M5S Erika Baldin e Simone Scarabel – la Regione, Galan e il Governo non si siano mossi per fare un controllo sugli appalti. E non l’ha fatto nessuno in questi anni, da Berlusconi a Renzi”.


"Le mafie sono arrivate al Nord e pure in Veneto, e lo hanno fatto grazie alla complicità di poteri politici ed economici – avvertono i due consiglieri – in mano a veneti doc, che hanno svenduto gli antichi valori per gli schei. Abbiamo presentato una proposta di legge su questo tema – gli fa eco il capogruppo M5S in consiglio regionale, Jacopo Berti – che prevede, fra le altre cose, che la Regione possa costituirsi parte civile quando ci si trova di fronte a reati di mafia”.

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