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L'offshore affonda? Il governo: "Mancano i soldi". I deputati veneziani: "Un errore"

Doccia fredda da parte del viceministro alle Infrastrutture, Bubbico: per ora è in programma solo il primo lotto, quello di Marghera. Contraria Rubinato (Pd): "Il progetto non può morire"

Un appello accorato perché il progetto del porto commerciale offshore di Venezia non finisca su un binario morto. Ma il governo per ora resta molto cauto sul tema, che è stato oggetto venerdì mattina di dibattito alla Camera. A sollecitare la discussione è stata Simonetta Rubinato (Pd), promotrice di un’interpellanza urgente bipartisan condivisa tra gli altri con i deputati veneziani Martella, Mognato, Zoggia, Murer, Zanetti e Causin.

Al ministro delle Infrastrutture è stato chiesto di conoscere quali siano le intenzioni sulla realizzazione dell'opera. A preoccupare la parlamentare, in particolare, le recenti dichiarazioni del presidente dell’Autorità portuale di Venezia, Pino Musolino, secondo cui "la piattaforma d’altura non serve, lo dice il mercato, e comunque non ci sono investitori interessati", per cui "la progettazione sarà ultimata entro fine anno, ma non credo vedrà mai la luce".

Il viceministro Filippo Bubbico, intervenendo a nome del governo, ha riferito “di numerose perplessità espresse dal Mit sul progetto e dell’indisponibilità di finanziamenti pubblici se non per una parte molto limitata e relativa solo alle banchine a terra del Terminal Montesyndial". Inoltre che "permane una grande incertezza sui costi di esercizio del nuovo terminal e sulla sua reale competitività”. Tuttavia, "prevedendo in questa fase la sola approvazione del 1º lotto", il governo permette di procedere con i lavori per la riconversione e riqualificazione dell’area di crisi industriale di Marghera" e, secondo Rubinato, "riconosce almeno implicitamente la necessità di un’ulteriore fase istruttoria, tenuto conto che è in corso da parte del Mit con il nuovo presidente un’attività volta ad individuare una possibile soluzione".

Nella replica Rubinato ha sottolineato il paradosso che “mentre anche stamane nel corso di un incontro a Pechino il gruppo italo-cinese 4C3 ha ribadito la strategicità del progetto e ha confermato la disponibilità a investirci almeno 800 milioni di euro, qualcuno in Italia, per troppe miopie e interessi dei vari orticelli, pensa di cancellare un’opera già inserita nella programmazione delle infrastrutture strategiche e dotata di finanziamenti a partire dalla legge di stabilità 2013. Mettendola, con il consenso tacito anche delle autorità locali, su un binario morto”. 

“Sollecito quindi il governo a procedere alla verifica della sostenibilità tecnico-economica di questo progetto - conclude la parlamentare - E a sottoporla in modo trasparente al confronto nelle sedi istituzionali, in particolare nel cosiddetto Comitatone, che è proprio quell’organismo che ha stabilito nel 2011 che la piattaforma d’altura è una straordinaria opportunità per la salvaguardia fisica, ambientale e sociale della città".

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