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Epifania, Moraglia: "Come i Magi seguire la stella per essere più uomini e meno macchine"

L'omelia della messa di sabato del patriarca di Venezia a San Marco e il saluto natalizio

"Essere come i Magi, lasciarci guidare dalla fede per non perdere la nostra umanità". E' questo l'invito del patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, nell'omelia della messa celebrata alla basilica di San Marco nella solennità dell'Epifania. "Carissimi, a tutti rivolgo il mio saluto natalizio di pace e gioia. Tutti i popoli e tutti gli uomini sono chiamati ad incontrare Dio. I Magi hanno lasciato tutto e si sono incamminati verso un futuro sconosciuto - che non era il risultato di puri calcoli umani - sorretti da una speranza che nasceva da una Grazia a cui avevano detto il loro sì".

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Un invito alla fede

"In questo nostro tempo così disincantato - dice Moraglia - in un’epoca come la nostra in cui - come è stato detto - basta girare un interruttore per illuminare una stanza, un edificio, un centro commerciale, un’intera città, come è possibile seguire la luce incerta e tremula di una stella? Si tratta di riscoprire nella nostra vita il valore di una conoscenza capace di cogliere non solo i mezzi ma anche il fine, non solo la parte ma il tutto, non solo il visibile ma l’invisibile - continua il vescovo -. Se non siamo in grado di cogliere la realtà simbolica ovvero se non riusciamo ad andare oltre la materialità propria del segno, allora, nella nostra vita, tutto si riduce ad un misero e puro funzionalismo che rinchiude ogni cosa nella morsa di un efficientismo fine a se stesso; l’uomo, così, si riduce a ciò che tocca e percepisce nella materialità. Un proverbio recita: allo sciocco indichi la luna, lui guarda il tuo dito".

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"Immersi nell'utilitarismo"


"Siamo immersi e facciamo parte - recita l'omelia - senza neppure accorgercene, grazie al martellamento mediatico, di una cultura funzionalista e utilitarista per cui ci interroghiamo solo su come avvengano le cose e non sul perché avvengano o esistano. I Magi, ossia i saggi venuti dall’Oriente, hanno saputo cogliere il segno della stella e hanno permesso che parlasse loro; si sono “lasciati” interrogare e mettere in questione da un segno. Cari amici, anche quest’anno abbiamo avuto la grazia di vivere, con le celebrazioni liturgiche del Santo Natale, ciò che personalmente ed ecclesialmente siamo chiamati a testimoniare con la vita affinché il Natale ci salvi e ci renda anche migliori". L’Amore deve essere amato e noi non possiamo non sentire questa urgenza. Per poter dare amore al nostro prossimo dobbiamo attingere dall’Amore. La Santa Madre di Dio, che ha portato l’Amore nel suo seno immacolato, che lo ha avvolto in fasce e lo ha adorato, sia la nostra Stella cometa nel percorrere le vie di questo mondo verso il Signore Gesù!".

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