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Messa solenne di San Marco, Moraglia: "Parlare agli uomini, privilegiare l'umanità"

Nella tradizionale celebrazione del 25 aprile, il patriarca di Venezia ha delineato l'immagine del Marco evangelista, sottolineando la sua propoensione all'inculturazione delle masse

San Marco, patrono di Venezia ed evangelista. Proprio nella sua veste di diffusore della parola di Dio, il patriarca di Venezia Francesco Moraglia ha voluto ritrarre Marco durante l'omelia della tradizionale Santa Messa nella Basilica di San Marco del 25 aprile. Alla presenza delle autorità cittadine e del primo cittadino lagunare, Luigi Brugnaro.

"Nella sua azione evangelizzatrice - ha spiegato il patriarca - Marco s’impegna e trova un linguaggio adatto e comprensibile per quanti non appartengono al mondo ebraico nel quale Gesù era vissuto, aveva predicato e compiuto i segni del Regno. Si tratta della prima forma di inculturazione del Vangelo che, secondo il mandato di Gesù, deve essere annunciato ovunque, in tutti i tempi e ad ogni uomo. Questo è quanto ci attesta  Marco: annunciare l’unico e medesimo Gesù in un contesto che non è più quello in cui Gesù ha vissuto. Il linguaggio deve, così, esprimere fedelmente la misericordia di Dio realizzata nella storia umana di Gesù di Nazareth, duemila anni fa, nella Palestina dominata dai Romani, ma dev’essere anche compresa da quanti non appartengono al mondo in cui Gesù ha vissuto e da cui proviene l’evangelizzatore.

Un impegno non solo teologico, ma una concreta volontà di non escludere nessuno, cercando di superare ogni barriera e muro. "Il mondo che Marco ha dinanzi, gli uomini e le donne con cui entra in dialogo, la stessa comunità in cui vive - ha proseguito Moraglia - sono, per lui, opportunità e occasioni per il nuovo annuncio. L’operazione “Vangelo” compiuta da Marco dice, in modo eloquente, una volta per sempre, come nella Chiesa vi sia spazio per tutti e come la Chiesa tenda la mano ad ogni uomo, agli uomini di ogni epoca, anche della nostra, e ci insegna pure come l’umanità di Gesù sia il veicolo privilegiato per aprirsi, nella fede, alla divinità non intesa come astrazione ma come il Volto misericordioso del Padre che ci accoglie nel perdono. 

Un Vangelo per tutti, l'evangelista di tutti. "Marco si rivolge dunque, col suo Vangelo - ha rimarcato il patriarca di Venezia nella sua omelia - a quelli che non appartenevano al mondo ebraico. Va incontro a tutti, non esclude nessuno. La sua parola non discrimina e non scarta ma, piuttosto, vuole tutti includere. Anche noi, oggi, sull’esempio dell’evangelista Marco, siamo chiamati, come insegna il Papa, a parlare agli uomini privilegiando l’umanità di Gesù Cristo. Non abbiamo più di fronte il mondo pagano del I secolo ma la nostra epoca con le sue povertà, le sue opportunità, le sue fragilità e le sue risorse.

Al termine dell'omelia, Moraglia ha voluto ricordare il suo predecessore, il cardinale, Marco Cè che portava il nome del patrono Marco e che, con il suo sacerdozio, ha incarnato il carisma dell'evangelizzatore. Ha anche annunciato che alle 18.00 del 12 maggio si terrà un momento di ricordo e la Santa Messa in suo ricordo, nel secondo anniversario della morte.

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