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"Insegniamo le responsabilità ai più giovani, aiutiamoli ad entrare nella vita e nel lavoro"

Un messaggio chiaro, che indirizza al prossimo Sinodo, quello del patriarca durante l'omelia della Santa Messa della Salute. Presenti alla celebrazione le autorità cittadine

"Ogni anno riviviamo la promessa fatta in quel lontano 1630 dal governo della Serenissima, chiedendo la liberazione dal flagello della peste. Oggi abbiamo un motivo di più per gioire poiché il nostro antico e amato Patriarca Albino Luciani, nei giorni scorsi, è stato dichiarato venerabile, ossia riconosciuto come chi ha esercitato in modo eroico le virtù cristiane. Si tratta di un pronunciamento ufficiale della Chiesa voluto da Papa Francesco". Queste le prime parole del patriarca Francesco Moraglia in occasione dell'omelia della Santa Messa della Madonna della Salute, celebrata martedì mattina alle 10, in occasione della festa tanto cara ai veneziani.

"Formare i ragazzi nella collettività"

Moraglia ha espresso l'importanza di parlare ai ragazzi e condurli, pensare al proprio futuro e formarli nella collettività e non nell'individualismo. "Il prossimo Sinodo - ha sottolineato il patriarca - ha per tema 'I giovani, la fede e il discernimento vocazionale'. Oggi, più che mai, bisogna parlare sia all’intelligenza sia al cuore dei giovani, chiamandoli in causa e facendo leva sulla loro generosità e capacità di donarsi spezzando ogni tipo d’individualismo. L’odierna festa liturgica ci aiuta perché Maria, ancora bambina, si offre totalmente a Dio. La nostra cultura, invece, preferisce altri criteri educativi e sembra non conoscere l’avverbio "sempre". Opta per scelte non definitive e ciò contrasta con la logica della stessa vita che è unica e irreversibile".

Gli esempi "a cui guardare"

"C’è una schiera di giovani e, addirittura, di bambini che la Chiesa propone come esempi a cui guardare: Giacinta e Francesco di Fatima (morti a nove e dieci anni), Antonietta Meo (sette anni), Maria Goretti (a dodici anni), ma anche Domenico Savio, Josè Sànchez del Rio, Carlo Acutis (quindici anni) e Manuel, il bambino che parlava con Gesù Eucaristia (nove anni). Dio entra
veramente nella vita delle persone, senza guardare la loro carta d’identità".

"Incontrare i giovani e farli sentire partecipi"

"Il prossimo Sinodo - ha continuato Moraglia - ci chiama a riflettere su come incontrare i nostri giovani, come farli sentire soggetti attivi e responsabili, come aiutarli ad entrare nella vita e nel mondo del lavoro, senza estenuanti anticamere, a fare in modo che possano manifestare le loro angosce ed esprimere un amore accogliente verso il dono della vita: concepimento, nascita, fragilità, spegnimento. Ancora dobbiamo chiederci come testimoniare loro il rispetto per il creato e, soprattutto, il senso e l’amore di Dio e dei fratelli. Ed è proprio l’amore verso Dio e i fratelli che ci dice come guardare alla nostra società impegnandoci a riconoscere i diritti delle persone. Tali diritti, prima di situarsi a livello politico, costituiscono una proposta culturale".

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