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A sinistra Roberto Bardella, a destra Rino Polato

A sinistra Roberto Bardella, a destra Rino Polato

L'omicidio di Rio, ordine di cattura per 7 sospetti: "Troveremo chi ha ucciso Roberto Bardella"

Eco internazionale per la tragedia. Il 52enne jesolano freddato da banditi in una favela. Il cugino Rino Polato sequestrato e poi liberato. Il sindaco di Jesolo scrive alla famiglia

Il Tribunale di Rio avrebbe disposto l'arresto temporaneo per 6 persone e disposto il fermo di un adolescente accusati di aver partecipato all'omicidio di Roberto Bardella, il 52enne di Jesolo ucciso giovedì da alcuni malviventi armati dopo essere entrato per sbaglio con la sua moto nella favela Morro dos Prazeres di Rio de Janeiro. Secondo gli inquirenti, i sette sospetti sono stati identificati su un album di ricercati dal cugino della vittima, Rino Polato, 59 anni, che avrebbe assistito al crimine ma sarebbe stato risparmiato dai narcos. Nelle ore precedenti la polizia aveva dichiarato che c'era stata l'identificazione dei banditi. Poi, a giudicare dalle agenzie, sarebbero scattate anche le manette nei confronti dei sospettati. Polato ha espresso il desiderio di tornare il prima possibile in Italia e, dopo un ultimo colloquio con la polizia avvenuto nel pomeriggio di giovedì, sarà libero di farlo. 

Altri due mandati di arresto sono stati invece spiccati sabato. A quanto si apprende da fonti investigative si tratta di Raphael Correia Pontes, detto Pedro De Lara, 33 anni, e Bruno Goncalves Campos Ferreira, detto Gordinho o Bigode De Foca, 34 anni. Salgono così a 9 i responsabili ricercati a vario titolo in tutto il territorio della città di Rio de Janeiro. Le indagini dei brasiliani sono seguite dall'ufficiale di collegamento italiano del Servizio di cooperazione Internazionale di Polizia - Scip della Criminalpol - di stanza nella città carioca.

La vicenda ha fatto scalpore in tutto il mondo. La notizia dell'uccisione di Bardella è deflagrata giovedì sera sui media sudamericani ed europei, ripresa dai principali network di news. A giudicare dalla ressa di giornalisti che si trovavano davanti al posto di polizia di Rio dove si trovava anche Rino Polato, il cugino 59enne della vittima con cui stava facendo un lungo viaggio in moto in Sudamerica, in Brasile l'attenzione dei media è molto elevata. Perché si tratta dell'ennesimo episodio di violenza nel Paese carioca, il terzo che coinvolge italiani in poche settimane: nella notte tra il 17 e il 18 novembre la ragusana Pamela Canzonieri è stata trovata strangolata in casa a Morro de Sao Paulo, un piccolo paradiso nel sud di Bahia. Mentre il 5 dicembre Alberto Baroli, 51enne milanese ma residente a Parigi, è stato accoltellato da un gruppo di malviventi durante una rapina nella villetta che aveva affittato con la moglie a Beberibe, una spiaggia del nord-est a circa 80 chilometri da Fortaleza, nello Stato del Cearà.

Ora la tragedia di giovedì, nel Morro dos Prazeres, dove vivono circa 6mila persone. La polizia brasiliana ha dichiarato di avere identificato 7 componenti della banda che ha fatto fuoco sui due turisti italiani, che erano finiti nella favela di Rio per errore. Secondo le forze dell'ordine sarebbe stato il Gps delle loro motociclette a indicare quell'itinerario. Davanti alle telecamere un responsabile della polizia, Fabio Cardoso, ha dichiarato che con ogni probabilità i banditi avevano scambiato gli italiani per poliziotti. "A questo punto è la ricostruzione più accreditata - ha dichiarato il console generale in Brasile, Riccardo Battisti - Il supersitte è stato interrogato a lungo dalla polizia e ha fornito tutti gli elementi che poteva fornire. Giovedì si trovava sotto shock ma è riuscito a dare ai poliziotti brasiliani numerose indicazione utili. E' accudito dal personale del consolato e dal personale militare qui in servizio. Sta molto meglio, si sta riprendendo".  

Quella del Morro dos Prazeres è una zona che dal 2011 è sede di una delle tante Unità di polizia pacificatrice (Upp), installate negli anni dal governo per rendere più sicura la città anche in vista dei Mondiali di calcio del 2014 e delle Olimpiadi dell'estate scorsa. Roberto Bardella, secondo i media brasiliani, aveva installata una telecamerina sul casco. Dunque l'ipotesi è che i banditi, armati anche con un fucile, abbiano scambiato i due veneziani per poliziotti che stavano filmando la loro azione all'interno della favela. Davanti alle telecamere gli inquirenti hanno assicurato che faranno di tutto per chiudere il cerchio delle indagini, anche attraverso l'apporto della squadra Omicidi, contando anche sull'aiuto di Polato. Il 59enne è apparso molto provato mentre si trovava nel posto di polizia dove è stato portato, poi è uscito accompagnato dalle autorità. Felpa con cappuccio bianco. Sguardo basso. La pressione sulla polizia è molto elevata, com'è logico che sia. Mentre il Consolato italiano a Rio sta fornendo tutto il sostegno possibile a Rino Polato, sequestrato e poi liberato dai banditi. Il loro viaggio era partito dal Paraguay e sarebbe dovuto continuare in diversi paesi del Sudamerica. Si è concluso nel modo più tragico. 

La vicenda viene seguita passo passo anche dalla Farnesina, che sta fornendo supporto ai famigliari di Roberto Bardella e Rino Polato. Anche il sindaco di Jesolo, Valerio Zoggia, ha voluto inviare un messaggio di cordoglio alla moglie e al figlio della vittima: "La Giunta e l'amministrazione comunale in queste ore terribili sono vicine alla famiglia e alla moglie di Roberto Bardella, il nostro concittadino rimasto vittima di un agguato in Brasile - ha dichiarato - Abbiamo appreso la tragica notizia nella tarda serata e ci ha sconvolto perché Bardella era molto conosciuto a Jesolo. Esprimo le mie condoglianze personali e a nome dell'intera amministrazione comunale ai suoi cari in attesa che vengano chiariti i contorni di quanto accaduto".

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