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A sinistra Renato Rossi

A sinistra Renato Rossi

Ucciso per soldi dal socio: l'assassino crolla dopo otto ore di interrogatorio

Un debito non ripianato, poi la lite sfociata in tragedia. Renato Rossi di Martellago ha ammesso di avere ucciso a colpi di pistola Ezio Sancovich, consulente di Moncler

Una lite sfociata in tragedia, le indagini, poi la confessione. Si conclude in meno di ventinquattr'ore il caso di Ezio Sancovich, 62enne di Rubano (Padova), consulente della Moncler ucciso a colpi di pistola lunedì sera dentro la sua auto, una Bmw station wagon nuova. L'ha fatto fuori Renato Rossi, 67 anni, originario di Ferrara con residenza a Martellago. Ha ammesso di essere stato lui a esplodere tre proiettili di una Walther P38 calibro 9 contro la tempia sinistra e lo zigomo della vittima. Sancovich muore all'istante, il suo corpo viene ritrovato circa un'ora più tardi dai passanti. Ancora sul posto di guida della macchina ferma in sosta sul ciglio della variante di Piombino Dese, in provincia di Padova, a pochi chilometri da Scorzè e Noale.

Mancano poco alle 21 di lunedì, le indagini scattano immediatamente e nel giro di una manciata di ore portano a Rossi, che di mestiere fa il disegnatore di capi d’abbigliamento ed è titolare della ditta "Duerre progetto moda" di Piove di Sacco. Sono i carabinieri del reparto operativo di Padova a occuparsi del caso: vanno a prenderlo a casa e lo portano in caserma, inizialmente come persona informata dei fatti. L'interrogatorio comincia alle 10, intanto gli indizi a suo carico iniziano a farsi pesanti: c'è un filmato, e poi i dati delle celle telefoniche della zona. Alla fine Rossi, è ormai metà pomeriggio, crolla e confessa: doveva dei soldi alla vittima, poche migliaia di euro. Ha deciso di risolvere la questione a modo suo, dopo una discussione tragicamente degenerata. Eppure restano dei particolari da chiarire: Rossi avrebbe dichiarato che l'arma non era sua, che inizialmente era stato l'interlocutore a puntargliela contro, costringendolo a smontare dall'auto. Una reazione, quindi. Di sicuro i fori dei proiettili sono sul lato sinistro del volto della vittima, a indicare che l'assassino ha sparato dopo essere sceso e aver fatto il giro intorno al veicolo. Le indagini proseguono per stabilire con precisione come siano andate le cose in quei minuti.

Le telecamere, comunque, parlano chiaro: Sancovich e Rossi sarebbero stati immortalati insieme dal circuito di videosorveglianza della Pepper Industries di Trebaseleghe, il quartier generale della società che gestisce il marchio Moncler. E poi c'è una telefonata al cellulare tra i due, alle 17. Poi l'allontanamento a bordo della Bmw, con l'obiettivo di discutere di lavoro, infine l'omicidio. Quando la macchina viene trovata a bordo strada la portiera lato guida è aperta, mentre il tergicristallo e lo specchietto sono divelti. Al volante c’è il corpo esanime di Sancovich, ancora con la cintura di sicurezza addosso e le mani una sopra l’altra. Sulla salma è stata disposta l’autopsia. Ora la parola passa al gip che, entro le prossime 48 ore, deve decidere se convalidare la misura restrittiva per l'indagato. Lui nel frattempo si trova al carcere Due Palazzi di Padova.

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