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Uccisa al nono mese, sarà lo stato a pagare per la morte della 20enne

Il giudice ha stabilito che sarà la presidenza del Consiglio dei ministri ad occuparsi della provvisionale destinata ai parenti di Jennifer Zacconi

La figlia incinta era stata uccisa, il colpevole identificato, il risarcimento stabilito, ma l'assassino non poteva pagare, così il caso è passato nelle mani del Consiglio dei ministri. Per il delitto era stato condannato a 30 anni di reclusione Lucio Niero, che aveva avuto una relazione con la vittima. L'uomo era stato condannato a una provvisionale di 80mila euro alla madre di Jennifer e di 85mila euro ad altri suoi congiunti. Anche dall'ammissione di Niero al gratuito patrocinio era, però, emersa la sua impossibilità di liquidare la somma. Da qui la richiesta della madre e del nonno di Jennifer di condannare la presidenza del Consiglio e il ministero della Giustizia per la mancata attuazione della direttiva europea 80 del 2004 che conferisce ''alle singole vittime di reati intenzionali violenti, alle quali non sia stato possibile conseguire il risarcimento del danno del reo, il diritto a percepire dallo stato membro di residenza l'indennizzo equo e adeguato''. Il risarcimento è stato concesso alla madre di Jennifer, non al nonno, mentre la presidenza del Consiglio, non il ministero, è tenuta al risarcimento perché gli spetta ''la responsabilità per l'attuazione degli impegni assunti nell'ambito dell'Unione europea''.

LA SENTENZA - Il giudice di Roma Francesco Salvati, nel condannare la presidenza del Consiglio a risarcire 80mila euro alla madre di Jennifer Zacconi, la ragazza incinta di Olmo di Martellago, uccisa nell'aprile del 2006, spiega che "la repubblica italiana non ha integralmente adempiuto all'obbligo di conformarsi alla direttiva, nella parte in cui impone l'adozione di sistemi di indennizzo nazionali". Il riferimento è alla direttiva europea a cui non è stata data "completa attuazione" da parte dello stato italiano ''poiché si è limitato a regolare (peraltro tardivamente) la procedura per l'assistenza alle vittime di reato, commesso in un altro stato membro, le quali risiedano in Italia'', ma non è stato dato seguito a quella parte della direttiva, "che imponeva agli stati membri di provvedere a che la normativa interna prevedesse un sistema di indennizzo delle vittime di reati intenzionali violenti commessi nei rispettivi territori". "Se è infatti vero che sussistono numerose norme interne volte ad assicurare, anche in forma indennitaria, la tutela delle vittime di reati violenti commessi nel territorio dello stato italiano (per esempio in materia di reati di criminalità organizzata di stampo mafioso o di terrorismo) - annota il giudice - è anche vero che in Italia "non esiste alcun sistema di indennizzo per le vittime dei reati legati alla criminalità comune"''. "In conclusione - scrive il giudice - lo stato italiano non ha dato completa attuazione alla direttiva europea non colmando i vuoti di tutela delle vittime di reati violenti intenzionali".

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