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La vittima, Gheorghe Suta

La vittima, Gheorghe Suta

L'omicidio di Mira: assassino a cavalcioni su Gheorghe, voleva infierire ancora col coltello

Continuano le indagini sul delitto di venerdì. Un 28enne sgozza il "capo" nel sonno. La vittima l'aveva ospitato per aiutarlo e condivideva con lui il letto. Colleghi sotto shock

"Ancora un anno e sarebbe tornato in Romania. Lì aveva sua moglie e suo figlio ad aspettarlo, si era costruito la casa per la vita". Tra i colleghi di lavoro di Gheorghe Suta, il 36enne romeno ucciso all'alba di venerdì in un appartamento di via Mar Mediterraneo a Mira, non ci sono parole per la tragedia. Hanno lavorato gomito a gomito non solo con la vittima, ma anche con l'assassino, Georgian Ionut Bejenaru.

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Assassino preso da una furia cieca

Il 28enne, verso le 4.30, ha preso un coltello da cucina e ha sgozzato nel sonno il suo coinquilino. Fuori di sé per il rapporto teso che c'era tra i due sul lavoro (la vittima era il "responsabile" dell'aggressore, entrambi lavoravano per una ditta campana in subappalto per la Fincantieri) avrebbe forse continuato a infierire sul 36enne se non fosse intervenuto suo cognato, che dormiva in un'altra stanza dell'appartamento. Quando il terzo inquilino, 41enne connazionale dei due protagonisti della vicenda, è entrato in camera da letto, ha trovato Bejenaru a cavalcioni sul corpo di Suta. "Condividevano il letto matrimoniale - racconta un collega di lavoro - l'omicida è arrivato da poche settimane e pur di aiutarlo Gheorghe lo ha ospitato in casa. Si era offerto di andare a dormire sul divano per lasciare la sua camera da letto agli altri due, che erano parenti, ma gli altri non hanno voluto e si erano organizzati così".

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I rilievi dei carabinieri e le reazioni dei vicini

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"Avrebbe infierito ancora"

Il presunto colpevole era fuori controllo per la rabbia. Una furia cieca. Aveva ancora la lama rivolta verso la vittima e stava forse per infierire di nuovo quando il terzo inquilino gli ha bloccato la mano e l'ha spostato di peso, riuscendo a disarmarlo. Il coltello sanguinante è stato lanciato d'istinto nel terrazzino dell'appartamento, dove poi è stato individuato e sequestrato dai carabinieri. A quel punto il testimone, ascoltato dagli inquirenti, ha cercato di calmare il 28enne. Ci sono stati pianti e urla. Poi la decisione di scendere nel cortile della palazzina, attendendo l'arrivo delle forze dell'ordine e dei sanitari del 118, allertati da una quarta persona avvisata dell'accaduto. Serviva qualcuno che sapesse parlare italiano e serviva assicurarsi che i carabinieri arrivassero il prima possibile, per evitare tentativi di fuga. Dopodiché le manette e il trasferimento in carcere. Mentre la notizia è giunta in poche ore in Romania, dove in tanti si stanno stringendo nel dolore alla moglie e al figlio piccolo di Gheorghe Suta. 

Il maggiore Antonio Bisogno, comandante della compagnia dei carabinieri di Mestre

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