Colleghi sotto shock: "Gheorghe viveva per la famiglia". La moglie: "Bravo marito e padre"

Chi lavorava con Gheorghe Suta, il 36enne ucciso all'alba di venerdì a Mira da un coinquilino, ne sottolinea l'altruismo e la bontà: "Ospitava il suo assassino, voleva aiutarlo"

"Una persona splendida, sempre disponibile con tutti. Viveva per la famiglia ed era altruista. Non si meritava una fine così". I colleghi di lavoro di Gheorghe Suta, il 36enne romeno ucciso nel suo appartamento in affitto di Mira da un coinquilino e collega, ancora devono riprendersi dalla notizia: "Siamo scioccati - racconta uno di loro - Abbiamo condiviso tutto con Gheorghe, dalle trasferte alla fatica quotidiana. Era un buono, un grande lavoratore".

DETTAGLI | L'assassino voleva infierire ancora

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L'assassino lavorava con la vittima

Da poche settimane nella ditta campana in subappalto, che lavora anche per la Fincantieri di Porto Marghera, aveva prestato servizio pure il presunto colpevole del delitto, di 28 anni: "Non lo conoscevamo bene - racconta un operaio - lavoravano come tubisti. Gheorghe per aiutarlo l'ha fatto entrare a casa sua, visto che era il cognato del testimone del delitto. Gli ha offerto la sua camera da letto, non è da tutti. Era convinto che dopo poco il giovane avrebbe preso la sua strada". Niente di tutto questo: "E pensare che ancora un anno e Gheorghe sarebbe tornato in Romania, la sua madrepatria - continua il collega - lui viveva per la sua famiglia e lì aveva costruito una casa. L'aveva appena finita. Non vedeva l'ora".

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I rilievi dei carabinieri e le reazioni dei vicini

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La moglie: "So ancora poco della tragedia"

La notizia del delitto dopo poche ore aveva già raggiunto Costanta, la città di residenza di Suta: la moglie della vittima ha sottolineato i momenti felici vissuti insieme, come il matrimonio del 25 luglio 2015 o i piccoli attimi di quotidianità condivisi, come quando Gheorghe controllava i movimenti di suo figlio al ristorante, paterno e amorevole: "Siamo in Romania ora, non sappiamo molto di questa tragedia. Era un bravissimo padre e marito", si limita a sottolineare la donna, affranta. "E' veramente una tragedia enorme - le fa eco il collega di lavoro della vittima - Gheorghe era in Italia da una decina d'anni. Prima ha lavorato a Genova, sempre alla Fincantieri, poi è venuto a Porto Marghera. Anche suo fratello vive qui, fa il saldatore. Pensava sempre alla sua famiglia, che vive lontana. Era volenteroso e altruista, ci mancherà tantissimo". 

Il maggiore Antonio Bisogno, comandante della compagnia dei carabinieri di Mestre

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