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A sinistra Renato Rossi

A sinistra Renato Rossi

Uccise un manager Moncler a colpi di pistola: chiesti 30 anni per il presunto omicida

Renato Rossi, 68enne di Martellago, aveva confessato il delitto avvenuto nel febbraio 2016 in un'automobile a Piombino (Padova). All'origine dell'episodio un debito non ripagato

Trent'anni di carcere, tanto è stato chiesto dal pubblico ministero Roberto Piccione nei confronti di Renato Rossi, 68enne di Martellago accusato di aver ucciso a colpi di pistola Ezio Sancovich, 62enne consulente esterno della ditta Moncler. L'uomo si trova già rinchiuso dal febbraio scorso, quando confessò il delitto dopo essere stato fermato dai carabinieri a poche ore dall'episodio avvenuto a Piombino Dese (Padova). Nella requisitoria di mercoledì - come riportano i quotidiani locali - all’accusa di omicidio sono state aggiunte le aggravanti dei futili motivi, della premeditazione, della minorata difesa della vittima e della detenzione e porto abusivo della pistola con cui Sancovich fu freddato.

L'accusa sostiene che il 68enne abbia pensato a tutto il delitto, organizzandolo nei minimi dettagli, portandosi anche il cambio d'abiti e facendo poi sparire l'arma, una pistola Walther P38 mai denunciata. L'inchiesta, durate oltre 8 mesi, ha confermato anche il movente dell'omicidio, ossia una questione economica irrisolta tra Rossi e la sua vittima.

Le riprese delle telecamere avevano già parlato chiaro: Sancovich e Rossi erano stati immortalati insieme dal circuito di videosorveglianza della Pepper Industries di Trebaseleghe, il quartier generale della società che gestisce il marchio Moncler. Poi c'era stata una telefonata al cellulare tra i due, alle 17, il giorno dell'omicidio, a cui aveva fatto seguito l'allontanamento a bordo della Bmw, con l'obiettivo di discutere di lavoro. Infine l'omicidio. Quando la macchina venne trovata a bordo strada la portiera lato guida era aperta, il tergicristallo e lo specchietto divelti. Al volante c’era il corpo esanime di Sancovich, ancora con la cintura di sicurezza addosso e le mani una sopra l’altra.

Rossi aveva confessato l'omicidio nel corso dell'interrogatorio a cui era stato sottoposto immediatamente dopo i fatti: doveva dei soldi alla vittima, poche migliaia di euro. Aveva però dichiarato che l'arma non era sua, che inizialmente era stato l'interlocutore a puntargliela contro, costringendolo a smontare dall'auto. Una versione dei fatti contestata con decisione dal pm.

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