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La scientifica al lavoro

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Omicidio Moniego: parenti sotto choc: "Quel farabutto è mio zio, è orribile"

I familiari di Hane Gjelaj, la 46enne uccisa dal marito ieri sera nella frazione di Noale, si stanno prendendo cura dei tre figli della coppia: "Non avevamo nessun sentore che potesse finire così"

"E pensare che sono il nipote di quel farabutto". Non riescono ancora a capacitarsi di quanto accaduto i parenti di Pashko Gjelaj, il 55enne di origine albanese che ieri sera a Moniego ha ucciso la moglie Hane Gjelaj, 46enne, massacrandola con una pietra e accoltellandola. La tragedia verso le 21.30 a Moniego, frazione di Noale. L'uomo, che secondo i carabinieri era convinto che la donna lo tradisse, l'ha prima accoltellata e poi l'ha finita con un pesante sasso ornamentale da circa cinque chili.

Oggi è il giorno del dolore per i tre figli della coppia: due ragazzi, il più giovane è 20enne, il più grande 22enne, e una ragazza 16enne. Hanno perso la madre e il padre è in carcere. I loro parenti, alcuni di Trebaseleghe, altri da Prato, in Toscana, perfettamente integrati dopo essersi stabiliti in Italia 15 anni fa, si stanno prendendo cura di loro.

 

"Non ci saremmo mai aspettati una cosa del genere - commenta un nipote di Pashko Gjelaj, l'omicida - è pensare che è mio zio quel farabutto. Ci vedevamo una volta l'anno circa, ma il suo comportamento, pur col suo carattere introverso, non ci aveva mai allarmato". Solo parole di affetto invece per la vittima, Hane Gjelaj: "Lei dava tutto per i figli - continua il nipote, sulla trentina e con una parlata dall'accento toscano - Era una donna buona. E comunque, anche se uno pensa di essere stato tradito, non può arrivare a tanto".

 

OMICIDIO DI NOALE: LA CRONACA

 

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