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La stazione di Santa Lucia poco dopo la tragedia

La stazione di Santa Lucia poco dopo la tragedia

Omicidio a Venezia, lite nel sangue davanti alla stazione di Santa Lucia

L'aggressione giovedì sera allo scalo ferroviario. La vittima è un 29enne di origini tunisine di nazionalità italiana. A Mestre arrestato un bengalese

Dimenticato da vivo, dimenticato da morto. In molti in passato l'avranno visto bazzicare la stazione di Venezia Santa Lucia, così come in tanti giovedì sera hanno dato un'occhiata a quella salma a terra coperta da un telo e hanno tirato dritto. Presi dai piccoli pensieri della vita quotidiana. Tragedia davanti allo scalo ferroviario lagunare: verso le 21.00, infatti, Semir Gaouen, un 29enne di origini tunisine ma di nazionalità italiana, essendo nato in Italia da genitori immigrati, è stato ucciso a coltellate a pochi metri dall'ingresso della stazione. Sulla sommità della scalinata che poi porta materialmente al grande atrio di Santa Lucia. La vittima era appena tornata da una mensa sociale, come ogni giorno stava cercando un giaciglio dove passare la notte.

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Un solo colpo sarebbe stato inferto al costato del giovane, dagli esiti fatali. Inutili gli immediati soccorsi degli agenti della polizia ferroviaria e delle volanti della questura. Quando è arrivata la segnalazione ai sanitari del 118 il ragazzo era ancora vivo, poi purtroppo è spirato. Omicidio. Una parola che raramente è stata scandita tra calli e campielli negli ultimi anni. La vigilia della festa della Madonna della Salute è stata macchiata dal sangue, in uno dei luoghi di transito della città per antonomasia. Che al calare dell'oscurità si popola soprattutto di personaggi ai margini.

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La vittima era un 29enne al momento senza fissa dimora, nato in Sicilia e residente nel ferrarese. Sarebbe stato lui il primo ad aggredire, dando il via al tafferuglio con Houssain Musharraif, bengalese di 35 anni "portantino" regolare, che aveva addosso la pettorina rossa. Un primo faccia a faccia. Dopodiché, per futili motivi, ecco spuntare il coltello e partire un fendente nel costato del senzatetto. Il ferito barcolla, si gira e si trascina per una decina di metri. Prima ha le forze di camminare, poi le forze vengono meno. Si accascia. Intorno a lui ci sono già gli agenti. Poi sarà il turno dei medici. Intanto l'accoltellatore capisce di averla fatta grossa: fugge verso un magazzino vicino a campo San Geremia, dove si toglie gli indumenti e abbandona l'arma del delitto.

Lì sale su un autobus e tenta di raggiungere la propria dimora nella zona di viale San Marco a Mestre. Evidentemente non sa nemmeno lui cosa fare. Come uscirne. Del resto sono troppi gli elementi che lo incastrano: ci sono le testimonianze di alcuni passanti, che hanno descritto l'abbigliamento del fuggiasco, oltre che la corporatura. Poi ci sono le immagini di videosorveglianza della zona, che hanno permesso di restringere il cerchio delle ricerche. Infine ci sono gli indumenti sporchi di sangue. I poliziotti hanno capito subito di chi si trattava, e l'hanno aspettato al varco. O meglio, hanno aspettato che si avvicinasse alla propria dimora mestrina. Dopodiché sono scattate le manette proprio in viale San Marco.

Il bengalese, dopo essere stato portato in questura verso le 22.30, è stato quindi sottoposto a fermo indiziario di delitto per omicidio. Gli inquirenti sono convinti di avere chiuso il cerchio, dopo che una lite scoppiata per chissà quale motivo ha funestato una fredda e limpida notte lagunare. A terra le tracce di sangue lasciate dalla vittima, la cui salma è stata rimossa solo verso le 3 della mattina. Mentre oramai nel piazzale di Venezia Santa Lucia non c'era più nessuno. Solo quel nastro bianco e rosso utilizzato per circoscrivere l'area di intervento e quella volante acquea i cui lampeggianti hanno messo sul chi va là quanti si trovavano a camminare in zona. Sul posto, dopo l'intervento di polfer e volanti, si sono recati anche uomini del commissariato San Marco, della squadra mobile e della polizia scientifica, i quali hanno repertato anche una traccia ematica ai piedi della scalinata della stazione. Forse uno dei punti in cui è transitato il presunto assassino. Poco più in là, vicino al corpo, un cappello con visiera della Nike. Finito a terra durante le battute finali della tragedia. Una tragedia che si è chiusa con l'arresto del 35enne, portato in carcere.

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