Meggiato resta in carcere. «Non ricorda il momento degli spari»

L'udienza di convalida ha confermato la reclusione. L'avvocato ribadisce: «È stato un incidente, non voleva uccidere e non si capacita di come siano stati esplosi i colpi»

I carabinieri sul luogo del delitto

È ancora confusa la ricostruzione dei momenti in cui Andrea Baldan, nella notte tra venerdì e sabato, è stato raggiunto e ucciso da due colpi di pistola esplosi dall'arma di Simone Meggiato, all'esterno dell'abitazione dello stesso Meggiato, a Oriago di Mira. Oggi l'uomo accusato di omicidio volontario non ha detto nulla di più rispetto a quanto già emerso e, a seguito dell'udienza di convalida che si è svolta stamattina, il gip ha confermato la custodia in carcere: «Comprendo la decisione, ma non la condivido - commenta l'avvocata Tiziana Nordio, che aveva chiesto i domiciliari - per noi non c'era assolutamente il pericolo di reiterazione del reato e quindi non c'era motivo di tenerlo in carcere. Il mio cliente è una persona pacifica. Adesso la parola andrà al tribunale del riesame».

La ricostruzione

La legale assicura che Meggiato non aveva intenzione di uccidere. «È confuso e distrutto dal dolore, in uno stato di prostrazione drammatico - spiega - In questo momento non è ancora psicologicamente in grado di ricordare. Non c'è memoria, dice di non capacitarsi di come siano stati esplosi quei colpi. Non ricorda di avere estratto la pistola». Secondo la ricostruzione dell'arrestato, Baldan si sarebbe presentato a bordo di una moto fuori dalla casa di Meggiato («in sfregio al divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla ex moglie», ricorda l'avvocato) e lì avrebbe disturbato il vicinato e suonato il campanello di casa. Meggiato è uscito, c'è stato un diverbio seguito da una colluttazione e a un certo punto gli spari. Lui stesso è rimasto ferito ad una mano.

Testimonianza

L'arma era regolarmente detenuta: «L'usava a scopo puramente sportivo - dice Nordio - aveva il porto d'armi e il tesserino del poligono di tiro, dove andava a sparare. È uno sport come un altro, non circolava armato». Per ricostruire l'esatta dinamica della vicenda, quindi, servirà attendere che Meggiato sia in grado di fornire una testimonianza più lucida: «Parlerà non appena si sarà chiarito - conclude la legale - e non escludo di chiedere l'aiuto di un professionista medico per fare affiorare i ricordi. In questo momento è ancora schiacciato dal dolore e dall'angoscia».

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Baldan seguito dal SerD

In questi giorni si è parlato anche dei problemi che Andrea Baldan avrebbe avuto con l'alcol: a tal proposito l'Ulss 3, attraverso una nota, ha fatto presente di avergli regolarmente fornito sostegno tramite il SerD (servizio per le dipendenze) di Mestre. Secondo il primario del reparto, Alessandro Pani, «il signor Baldan è stato seguito, prima, durante e dopo il lockdown». «Io stesso - dice - l'ho visitato recentemente e il SerD ha sempre mantenuto il contatto telefonico con il paziente, anche nei mesi di marzo e aprile, mentre da maggio, come gli altri utenti, il signor Baldan aveva ripreso a sottoporsi con regolarità agli esami, con risultati soddisfacenti. Gli esiti delle visite e quelli degli esami certificavano l'adesione del paziente al programma di riabilitazione, ed allo stesso tempo avevano escluso la necessità di un ricovero. Ancora, il Baldan frequentava, proprio su indicazione del SerD, un gruppo di auto-aiuto, e anche questo dimostra l'organicità del piano di cura e la volontà del paziente di mantenere la sua adesione».

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