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L'omicidio-suicidio all'ospedale, è morto anche Ernesto Cecchinato

Il 95enne martedì ha sparato alla moglie nella hall del nosocomio mestrino, poi ha rivolto l'arma verso di sé. Quadro fin da subito disperato

I medici avevano lasciato intendere che la situazione era disperata. Verso la mezzanotte tra martedì e mercoledi, il decesso. E' morto Ernesto Cecchinato, il 95enne che qualche ora prima aveva ucciso la moglie con due colpi di pistola nella hall dell'ospedale dell'Angelo di Mestre. Dopodiché aveva preso l'arma e l'aveva rivolta alla tempia. Sparandosi. La coniuge ha perso la vita praticamente sul colpo, mentre lui, ex ingegnere molto noto in città e pure gran benefattore, è stato soccorso dai medici e sottoposto a un intervento d'urgenza.

Il proiettile della sua Beretta, regolarmente detenuta, aveva trapassato da parte a parte il cranio, dunque c'erano poche possibilità di salvarlo. Era solo questione di tempo. La coppia aveva pianificato il proprio gesto, tant'è vero che la donna, Loredana Pedrocco, 90 anni, aveva nella borsa una lettera firmata da entrambi i coniugi rivolta alla figlia Nadia. In quelle righe erano messe nero su bianco la volontà di non pesare più sui propri famigliari e la consapevolezza che tutto, con il passare del tempo, sarebbe diventato sempre più difficile. Per questo i due avevano deciso di uccidersi, scegliendo come luogo ritenuto più adatto l'ospedale Dell'Angelo di Mestre. 

"Era una coppia distinta, elegante e sempre sorridente", ha spiegato martedì una vicina di casa di via Fucini a Mestre, dove i coniugi vivevano fino a qualche anno fa. Una palazzina con due alloggi: uno per loro e uno dell'amata figlia. Dopodiché la decisione di trascorrere i mesi estivi a Jesolo e quelli invernali in un residence termale di Abano Terme, da dove sono partiti per il loro ultimo viaggio. Accompagnati da un tassista, uno tra i primi a soccorrere i due subito dopo il fattaccio. Si erano salutati con la promessa di risentirsi dopo aver concluso le loro commissioni: in verità in ospedale Ernesto Cecchinato e Loredana Pedrocco non avevano alcuna visita cui sottoporsi e nemmeno risultati di esami da ritirare. Sono rimasti lucidi fino alla fine, senza far sospettare a nessuno ciò che di lì a poco sarebbe successo.

Il 95enne era un personaggio piuttosto noto in città. Negli anni Settanta edificò gran parte di viale Don Sturzo, dopodiché si rifugiò nel suo grande amore: la pittura. Circa centocinquanta quadri li donò poi al centro Don Vecchi, grazie all'amicizia con Don Armando Trevisiol. Per il suo progetto di costruzione del Don Vecchi 5 mise a disposizione anche centomila euro nel 2013.

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