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A sinistra la pistola del delitto e un proiettile sequestrato dai carabinieri, a destra Giovanna De Lilla, compagna di Renato Rossi

A sinistra la pistola del delitto e un proiettile sequestrato dai carabinieri, a destra Giovanna De Lilla, compagna di Renato Rossi

"Io gli starò sempre vicino, si è scusato e mi ha detto che o moriva lui o moriva Ezio"

Giovanna De Lilla, compagna di Renato Rossi, sottoposto a fermo per l'omicidio di Ezio Sancovich: "Renato non aveva armi in casa, non era violento. Ci sono due famiglie distrutte"

"Gli starò sempre vicino, non lo tradirò mai. Dio mio, dammi la forza". In poche ore la vita di Giovanna De Lilla si è tramutata in un incubo. Il compagno di una vita, che le ha regalato anche un figlio piccolo, si è rivelato un omicida. Lui che "non avrebbe mai fatto una cosa del genere", sottolinea la donna. Occhiali da sole scuri a coprire gli occhi segnati dagli eventi e dalla commozione, la voce che a tratti si incrina al pensiero di ciò che è accaduto. 

Al pensiero di un bambino che ora dovrà crescere senza un padre: "Gli ho detto ieri sera 'sai che non lo vedrai più, vero?'", ha raccontato. Martedì sera il colloquio che mai Giovanna De Lilla avrebbe immaginato. Il compagno, Renato Rossi, 67 anni, sottoposto a fermo per omicidio in caserma a Padova, i carabinieri, l'avvocato. I due si abbracciano, dopo ore convulse: "Gli ho dato un rosario - racconta la donna - lui mi ha chiesto scusa. Ha detto che o moriva lui o moriva Ezio. Davanti a una pistola anche io forse avrei fatto la stessa cosa. Credo che tutti l'avremmo fatto. Lui mi ha detto questo, e i carabinieri presenti non l'hanno confutato. Ora ci sono due famiglie distrutte". La compagna di Rossi ha scoperto tutto verso le 16 di martedì, "quando è scoppiato il bubbone", spiega. Ovvero quando il compagno, titolare della "Duerre progetto moda" e disegnatore di capi d’abbigliamento, viene accusato dell'omicidio di Ezio Sancovich, 62enne di Rubano (Padova), consulente esterno della Moncler.

"OMICIDIO PER DEBITI", IL MAGISTRATO CONTESTA LA PREMEDITAZIONE

Prima la vita era trascorsa nella normalità, al fianco di un uomo che la sera del delitto non aveva tradito alcun segno di nervosismo: "Non sembrava tranquillo, lui 'era' tranquillo - dichiara De Lilla - lunedì è tornato a casa all'ora di cena. Ha mangiato e mi ha chiesto com'era andata la giornata. Della riunione con le maestre e di altre incombenze. Come tutti. Poi abbiamo dormito. Tutto normale". 

Di normale invece non c'era nulla. Perché con il passare delle ore viene scoperto il corpo di Sancovich raggiunto da tre proiettili all'altezza del capo, in auto. A Piombino Dese. "Sapevo che in questi giorni avrebbero dovuto incontrarsi - continua Giovanna De Lilla - si conoscevano da una decina d'anni e tra loro si stimavano molto. Me l'ha detto più volte Renato. Siamo andati anche a mangiare fuori insieme qualche volta, ma quando dovevano parlare di lavoro io mi allontanavo. C'era qualche problema economico tra loro, lo sapevo, ma non vai a pensare che questo porti a un omicidio. Avessi capito piuttosto gli avrei fratturato una gamba pur di non farlo uscire di casa".

Renato Rossi in caserma ha ribadito di fronte alla compagna che quella pistola non era sua, che è stata legittima difesa: "Lui aveva la passione delle armi, sì. Come uno può avere la passione per le Ferrari, ma se viene investita una persona non è detto che sia stato lui - continua la donna - Di fucili o oggetti simili non ne aveva in casa, assolutamente. Non gliel'avrei mai permesso, perché secondo me è diseducativo. Leggeva riviste specializzate, ma non è una persona violenta. Non me lo sarei mai aspettato. Noi abbiamo avuto qualche problema in passato, ma come tutte le coppie. Niente di importante". Il magistrato la pensa diversamente. Secondo le indagini dei carabinieri di Padova quell'arma Rossi l'avrebbe nascosta in un bidone vicino alla sua abitazione di Martellago. Contestandogli quindi la premeditazione del delitto. Elementi che spetterà al giudice valutare al momento della convalida dell'arresto.

Che qualcosa non andasse per il verso giusto nell'ambito professionale, però, negli ultimi giorni si intuiva: "Renato era scuro in volto, incupito - racconta la compagna - era preoccupato per qualcosa, ma non puoi pensare che da questo si arrivi a un omicidio. Gli ho chiesto cosa non andasse e mi ha rassicurato. Mi aveva anche detto che avrebbe dovuto incontrare in questi giorni Ezio, e quando lo faceva era sempre a Trebaseleghe, davanti alla Moncler. Quando diceva così sapevo che andava lì". La voce a tratti si incrina, a un certo punto scendono le lacrime: "Ezio era una persona non splendida, di più - dichiara commossa -, ora ci sono due famiglie distrutte. Io però starò vicino a Renato, per sempre".

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