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Trafisse l'occhio di un pusher con un legno, fermato per omicidio

Un 27enne tunisino è stato bloccato dalle forze dell'ordine. E' accusato di aver ucciso il connazionale Ayem Amidi, deceduto in ospedale a Mestre

Secondo gli inquirenti avrebbe aggredito un "collega" attivo nel mondo dello spaccio tra Mestre e Marghera conficcandogli un pezzo di legno appuntito nell'occhio. Uccidendolo. Soufiene Saad, 27enne tunisino, è stato fermato dalle forze dell'ordine domenica con l'accusa di omicidio. Nel mirino un faccia a faccia violento e furioso, che avvenne il 7 settembre scorso in via Brunacci nella città giardino.

Dopo poco più di due mesi il tragico epilogo: da quella ferita Ayem Amidi, 25enne tunisino, ha perso la vita all'ospedale dell'Angelo di Mestre. Nel reparto di Rianimazione. Quell'arma impropria gli aveva trafitto l'occhio raggiungendo il cervello, causando traumi risultati fatali. Il giovane non avrebbe mai ripreso conoscenza, e nei momenti in cui sembrava potesse non essere più in pericolo di vita non avrebbe comunque fornito elementi utili agli inquirenti.

Un'aggressione scaturita all'interno dell'ambiente del piccolo spaccio, dove poche dosi diventano merce preziosa. Per la quale si può anche uccidere. A permettere un'accelerazione alle indagini, pochi giorni dopo la morte di Amidi, una frase. I carabinieri avevano messo gli occhi su alcuni personaggi del mondo dello spaccio, finché uno degli intercettati al telefono non dichiara "è lui l'assassino", indicando un soprannome: "Fama". Da quel momento le differenti inchieste si uniscono: sul caso di aggressione prima e di omicidio poi stava indagando la squadra mobile. I militari dell'Arma iniziano a sondare il terreno per capire chi fosse questo "Fama". Presto le indagini puntano dritto sul 27enne tunisino, un senza fissa dimora gravitante da tempo nella zona di Marghera. Fino ad arrivare al fermo, visto il pericolo di fuga. Saad aveva legami molto stretti con la vittima. Entrambi personaggi del piccolo spaccio, in un ambiente in cui gli sgarri vanno puniti. Se non altro per evitare di farsi pestare i piedi ancora.

L'aggressione sarebbe quindi scattata a causa di un presunto furto di eroina. Stupefacente di punto in bianco sparito nel nulla. Il fermato, il quale ora si trova in carcere in attesa della convalida del giudice, era convinto che a impossessarsi dello stupefacente sarebbe stata proprio la vittima, affrontata il 7 settembre in via Brunacci. Gli venne conficcato un pezzo di legno acuminato nell'occhio sinistro, causando una ferita dal diametro di circa un centimetro. Un colpo violento, attraverso cui l'arma raggiunse anche il cervello.

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