"Il rimorso era grande, andavo sempre a pregare sulla sua tomba"

La 57enne Massimiliana Cherubin, rea confessa dell'omicidio della suocera 92enne, avrebbe dichiarato al gip anche che la prossima volta che avrebbe aggredito la figlia sarebbe potuta essere fatale

La casa dell'omicidio

Il gip Roberta Marchiori stamattina ha disposto la custodia nel carcere femminile della Giudecca per omicidio e tentato omicidio di Massimiliana Cherubin, in attesa di una perizia psichiatrica nei suoi confronti. La 57enne di Spinea che ieri sera ha confessato di aver soffocato con un sacchetto in testa la suocera 92enne il pomeriggio del 16 luglio scorso e di aver tentato di fare del male alla figlia 30enne, disabile mentale al 75 per cento. A differenza di quanto emerso in precedenza, sarebbero tre i casi di tentato omicidio per cui la rea confessa sarebbe imputata: uno del 31 dicembre 2011, uno del 4 gennaio 2012 e uno nel 2007, quando rinchiuse la giovane in cantina legandola con la catena del cane e minacciandola con un coltello. Nei casi più recenti la madre avrebbe legato con un foulard la figlia e le avrebbe infilato un sacchetto in testa. Non per ucciderla, secondo la sua versione. Per intimorirla e "metterla in riga". Questo perché il comportamente della giovane era molto sregolato e difficile da gestire. Secondo il suo punto di vista, la rea confessa avrebbe sempre avuto il controllo della situazione in mano standole davanti mentre boccheggiava. Motivo non sufficiente per il gip, naturalmente per non accusarla di tentato omicidio.

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Il timore però che la prossima volta non avrebbe avuto la forza di fermarsi l'ha portata a confessare. A raccontare di quel macigno che dal 16 luglio scorso si portava sulla coscienza: la morte della 92enne Elisa Bozzi, madre di suo marito. Un decesso "per arresto cardiaco", secondo tutti. Anche per il medico legale. Invece no. Giuliana Cherubin, in attesa di un letto con le spondine per l'anziana non autosufficiente che non arrivava mai, quando ha visto cadere la suocera per terra avrebbe preso un sacchetto e gliel'avrebbe infilato in testa, avrebbe fatto pressione sul suo petto con le gambe e poi le avrebbe sferrato un calcio in testa. Lasciando dei lividi. Lividi che ora testimoni direbbero di aver visto durante il funerale. Il corpo della 92enne verrà riesumato per avere le risposte definitive. Il tutto sarebbe avvenuto perché la donna non sopportava più il fardello di doversi occupare della suocera e della figlia 30enne, disabile mentale. Era tutto troppo gravoso.

"Il rimorso dopo l'omicidio era insopportabile". Questo avrebbe raccontato Massimiliana Cherubin al suo legale di fiducia Andrea Faraon. Sarebbe andata continuamente a pregare e chiedere perdono per quello che aveva fatto sulla tomba della sua vittima. A un'amica avrebbe addirittura detto: "L'ho uccisa io", salvo poi aggiungere "perché non l'ho curata". Nei mesi precedenti alle persone più prossime la donna avrebbe dichiarato di aver fatto "una cosa terribile". Ora, secondo il suo avvocato, il sollievo è durato solo nel momento della confessione. Poi ancora il rimorso, che l'avrebbe portata a tentare più volte il suicidio. Anche il giorno dell'Epifania.

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