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Cronaca Spinea

Omicidio in casa a Spinea, donna uccisa dal marito

La tragedia durante la notte in via Mantegna. L'uomo è stato arrestato. Indagini in corso

Omicidio nella notte a Spinea, all'interno di un'abitazione di via Mantegna, zona Graspo d'Uva. La vittima è Lilia Patranjel, 40enne di origine moldava, di professione collaboratrice domestica. Ad ucciderla, in base ai primi accertamenti, sarebbe stato il marito Alexandru Ianosi Andreeva Dimitrova, 35enne di origine romena. I due abitavano a Spinea dal 2017. In casa vive anche un figlio piccolo di 4 anni, che non sarebbe stato coinvolto nelle violenze.

Femminicidio in casa a Spinea

Il fatto si è verificato al primo piano di un condominio di 8 appartamenti, poco distante dal confine con Chirignago. L'allarme è stato lanciato verso le 5 di mattina, pare dallo stesso trentacinquenne, alcune ore dopo il delitto. Poco più tardi il presunto responsabile sarebbe stato arrestato e portato in caserma dai carabinieri, che lo hanno interrogato, prima del trasferimento in carcere. Nelle ore successive gli specialisti del reparto investigazioni scientifiche hanno svolto i rilievi per raccogliere tutte le tracce utili a ricostruire il delitto nei dettagli.

Sembra che l'uomo abbia aggredito la moglie a coltellate, ma anche su questo gli accertamenti sono ancora in corso. L'episodio, in ogni caso, sembrerebbe configurarsi come un femminicidio. Pare che il marito già in passato avesse avuto comportamenti violenti, e i vicini segnalano ripetute liti in famiglia. Entrambi hanno un matrimonio alle spalle, con altri figli nati dalle precedenti relazioni. Una conoscente racconta: «Lei andava a fare lavori nelle case. Diceva che il marito la trattava male, la picchiava e la insultava. È una disgrazia».

La situazione familiare, stando alle informazioni emerse, era compromessa da tempo. Lilia in passato avrebbe manifestato l'intenzione di andarsene di casa, ma lui l'avrebbe minacciata. La presenza del bambino piccolo, inoltre, rendeva le cose più difficili. Sarebbe arrivata a denunciarlo, lo scorso agosto: picchiata dal marito, si sarebbe recata al pronto soccorso a farsi refertare e poi in caserma a sporgere formale querela. Successivamente si sarebbero riappacificati e forse lei stessa ha ritirato la denuncia. Poi, però, è tornato tutto come prima: un clima di vessazioni, paura e gesti violenti che è sfociato nella tragedia di queste ore.

Con l'episodio si riapre la questione dei femminicidi e delle violenze domestiche. «Oggi a Spinea - dichiarano Tiziana Basso e Federica Vedova, della Cgil - è stata uccisa Lilia, la settima donna di quest'anno nella nostra regione. Rischiamo di superare i numeri del 2021. Non è accettabile che questa strage continui a verificarsi, senza che si metta in campo tutta la prevenzione necessaria. Bisogna agire prima che il delitto si compia e ciò che serve è noto a tutti: sul piano culturale ed educativo, nell'ambito della protezione e in quello sociale, garantendo autonomia economica alle donne, che invece proprio qui in Veneto subiscono un gap salariale che mina la loro indipendenza».

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