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Omicidio Venezia, arrestato decide di fare scena muta davanti al gip

Hussain Musharraif, il 36enne fermato dopo l'uccisione del senzatetto davanti alla stazione, si è avvalso della facoltà di non rispondere

Si è avvalso della facoltà di non rispondere Hussain Musharraif, il 36enne porter bengalese arrestato con l'accusa di omicidio volontario poco meno di un'ora dopo l'uccisione di Semir Gaouem, il 29enne italiano di origini tunisine spirato davanti alla stazione di Venezia Santa Lucia a causa di un unico fendente di coltello che lo ha raggiunto al cuore. Sabato mattina l'arrestato è comparso davanti al giudice per le indagini preliminari Massimo Vicinanza per l'interrogatorio di garanzia. Ma ha deciso di non rispondere alle domande del gip.

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L'inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Walter Ignazitto poggia però su diversi elementi, alcuni dei quali molto "solidi". In primis la telecamera di sicurezza che ha immortalato la colluttazione e il successivo ferimento fatale del 29enne, in secondo luogo i testimoni, tra cui gli stessi porter colleghi dell'arrestato. Sono stati loro a indicare alla polizia il magazzino vicino a campo San Geremia dove il 36enne si è liberato della pettorina d'ordinanza sporca di sangue e dell'arma del delitto, dalla lama di dieci centimetri. Il fendente sarebbe partito durante una colluttazione iniziata proprio dalla vittima.

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Ad incendiare gli animi sarebbe stato un unico insulto, quel "bangla di m..." proferito dalla vittima nei confronti del porter nel momento in cui gli passò vicino. Ma non sarebbe stato il primo faccia a faccia tra i due protagonisti della vicenda: già una settimana fa ci sarebbe stato un diverbio tra loro, raccontano alcuni porter italiani. Poi la tragedia di giovedì sera.

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