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Omicidio-tentato suicidio a Mira, uccide la compagna e poi si spara in bocca FT/VD

La tragedia in via Fossa Donne. Gianfranco Pavan, 75 anni, spara a Emilia Casarin, 66 anni. Poi telefona al cugino: quando sente la sua auto in arrivo rivolge la pistola alla sua bocca

Tragedia a Mira, in via Fossa Donne. Un 75enne, Gianfranco Pavan, ha ucciso con la pistola regolarmente detenuta la convivente, Emilia Casarin, di 66 anni, per poi rivolgere l'arma contro di sé. In bocca. Lui è ora in gravi condizioni all'ospedale: il proiettile calibro 38 è trapassato da parte a parte. I medici stanno tentando in tutti i modi di salvargli la vita. La compagna, invece, è spirata a causa dello sparo che l'ha raggiunta mentre si trovava tra l'ingresso e la cucina. E' stata colpita mentre si trovava di spalle, dunque è altamente probabile che non si tratti di un'azione concordata. I carabinieri stanno cercando di ricostruire l'intera dinamica della vicenda: è possibile che Emilia stesse scappando, ma è ritenuto più probabile che la donna sia stata semplicemente colta alla sprovvista dallo sparo del compagno, che l'ha raggiunta alla nuca. Un solo colpo ravvicinato.

L'allarme per l'omicidio e successivo tentato suicidio è scattato verso le 8 di sabato mattina, quando un cugino dell'omicida ha raggiunto l'abitazione dopo una telefonata di Pavan. E' stato lui a sentire l'ultimo sparo, quello che l'anziano ha riservato per sé. Posizionando la canna della pistola, regolarmente detenuta, in bocca.

"BUON RAPPORTO TRA I DUE, MA LUI NEGLI ULTIMI GIORNI ERA DEPRESSO"

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Non molto tempo prima il primo colpo.  Rivolto verso la donna, la compagna di una vita. Da quarant'anni i due convivevano nell'abitazione di campagna dei genitori di lei. Il corpo di Emilia Casarin, ex portiera in una ditta del territorio, viene trovato dalle forze dell'ordine tra l'ingresso della casa e la cucina. Poi il 75enne prende il telefono e inizia a chiamare alcuni parenti. La prima telefonata al nipote Fiorenzo va a vuoto (il suo cellulare è spento), dunque parte una seconda telefonata. E' diretta a un cugino. Risponde la madre di lui, che apprende di ciò che era appena accaduto. Il cugino abita poco distante, in via del Cigno: si mette in macchina per raggiungere Pavan, ma quando quest'ultimo sente l'auto in arrivo si punta la pistola alla bocca e spara. Il cugino sente il colpo e chiama il 112.

TELEFONATA DOPO IL DELITTO: "L'HO UCCISA"

PRIMA SPARA ALLA COMPAGNA, POI RIVOLGE L'ARMA CONTRO DI SE'

IL NIPOTE: "NEGLI ULTIMI GIORNI ERA DEPRESSO" - VIDEO

Pavan viene trovato in camera da letto dalle forze dell'ordine e dai sanitari del 118. Immediato il trasferimento all'ospedale Dell'Angelo di Mestre. In rianimazione. Le sue condizioni sono gravissime. Tra le cause del gesto potrebbe esserci una grave malattia da cui l'uomo è afflitto da circa un anno. Un brutto male alle ossa lo costringeva a muoversi con le stampelle, alle prese con dolori e con le energie che non erano più quelle di un tempo. "Un periodo difficile - conferma il nipote Fiorenzo - Aveva scoperto il male un anno fa, si lamentava delle energie che se ne stavano andando". Ora è in condizioni gravissime, il proiettile è passato da parte a parte. "Era turbato, si era buttato giù per una serie di motivi - continua il nipote - L'ultimo era la macchina della compagna che non partiva. Aveva troppi impegni, aveva accumulato una forma di depressione". L'auto era una Panda rossa molto conosciuta tra i vicini. Sapevano che i due erano soliti muoversi con quel veicolo: "Anche il rinnovo della patente per Gianfranco era diventato un problema - sottolinea il nipote, accorso non appena saputa la notizia - Una volta si prendeva cura personalmente dei campi. C'erano molte cose da fare. Ma ora gli davo una mano io. Pensava a Emilia, su cui ricadevano molte incombenze".

"Spesso ci davamo una mano, da buoni vicini - dichiara una signora che abita poco distante - Sono stata a casa loro proprio venerdì sera. Lui sembrava normale, forse un po' nervoso. Aveva difficoltà a prendere le pastiglie, forse proprio per il nervosismo alle mani. Ma non l'aveva dato a vedere. I due convivevano da 40 anni". L'abitazione è stata posta sotto sequestro dai carabinieri della comoagnia di Mestre, del nucleo operativo e della tenenza di Mira. Sul posto anche l'unità mobile del nucleo investigativo dell'Arma di Mestre.

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