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Licenziato dalla ditta dopo il lavoro in nero, il giudice: "Vada riassunto"

Operaio installatore di impianti idrici all'ospedale di Mestre lavorava anche per 50 ore alla settimana invece che le 16 previste dal contratto. La sua ex società obbligata a rifondergli 41mila euro

Lavorava anche per 50 ore alla settimana, diversamente da quanto prevedesse il suo contratto con 16, come installatore di impianti per l'acqua e di scarico al nuovo ospedale "Dell'Angelo" di Mestre. Per due anni ha prestato la sua opera prima di essere licenziato. Illegittimamente, secondo il giudice. Questa la sentenza che ha coinvolto lui e la sua ditta di impianti di Conselve, che ora dovrà riassumerlo, o almeno corrispondergli le indennità di quattro volte e mezzo l'ultimo stipendio percepito. Uno stipendio che si basava su 16 ore di lavoro, in barba alle oltre 50, settimanali, che glidovevano essere pagate obbligatoriamente. Anche per questo la società padovana dovrà rifondere all'operaio 41mila euro. La vicenda nasce quasi otto anni fa, nell'agosto 2005: l'uomo era stato assunto part-time, ma alla fine faceva i turni ogni giorno: dalle 7 alle 12e30 e dalle 13 alle 17e30. Dopo qualche tempo ha cominciato ad accusare ritardi nei pagamenti della busta paga e il mancato pagamento degli "straordinari", a tutti gli effetti considerato lavoro nero.

Così aveva cominciato a lamentarsi e per alcune parole di troppo, nate in seguito ad un diverbio con il titolare della ditta, gli era stata elevata una sanzione disciplinare. Poi, nel 2007, è avvenuto il licenziamento, ora dichiarato illegittimo dal giudice del Lavoro. La ditta è stata così costretta a saldare i debiti nei confronti del suo operaio e a corrispondergli tutte le indennità del caso.

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