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"Il più bel regalo di Natale che mi potessero fare, mi hanno curata"

Alessia Tallon ha 30 anni e martedì 15 dicembre è stata operata dalla cardiologia di Mirano per una rara malattia congenita: "Ora sono rinata"

Alessia ha 30 anni e martedì 15 dicembre è rinata per la seconda volta. Si è risvegliata nella sala di Emodinamica dell’Ospedale di Mirano, dopo un intervento delicatissimo a cui è stata sottoposta per una malattia cardiovascolare congenita molto rara: la coartazione totale dell’aorta.

“Quando ho riaperto gli occhi – ha commentato Alessia nella sua camera, all’interno del reparto cardiologico – ho pianto di gioia. Avevo rimandato più volte questo intervento per paura, sapevo che era molto delicato. Ringrazio il dottor Saccà e tutta l’équipe che mi ha operata: per me e la mia famiglia questo è il più bel regalo di Natale che potessi ricevere”.

Alessia ha trent’anni ed è nata con questa rara anomalia congenita dell’aorta che non si limitava al solo suo restringimento, ma la occludeva completamente. “L’aorta – ha spiegato il primario facente funzioni di Cardiologia di Mirano, Salvatore Saccà - è l’arteria principale del corpo, dalla quale tutte le altre arterie del corpo derivano. Dopo che lascia il cuore, l’aorta si dirama in altre arterie, ma l’aorta principale continua attraverso il torace, l’addome e rifornisce di sangue la metà inferiore del corpo e le gambe. Nella ragazza che abbiamo operato, l’aorta era chiusa e, per meccanismi compensatori, si erano nel tempo sviluppati dei vasi già esistenti che contribuivano, anche se con fatica, ad alimentare l’aorta chiusa e a portare sangue e ossigeno al resto degli organi. Alessia, però, doveva assolutamente eseguire un intervento perché soffriva di pressione molto alta che col tempo avrebbe provocato importanti e gravi complicazioni per la sua salute”.

Il primo intervento per la ragazza è stato di angioplastica con sedazione locale: cioè il primario Saccà, coadiuvato dall’anestesista Elisa Canova, i cardiochirurghi di Mestre Alberto Terrini e Vera Renier, più il personale infermieristico, ha perforato con un sondino il diaframma che chiudeva l’arteria, praticando multiple dilatazioni dell’aorta con “palloncini” man mano sempre più grandi fino a dilatarla completamente, fissandola poi con uno stent. Se l’intervento in angioplastica non fosse andato a buon fine, Alessia avrebbe dovuto successivamente sottoporsi ad un intervento cardiochirurgico “più invasivo”, con una degenza in ospedale più lunga, almeno una decina di giorni e una riabilitazione postchirurgica. Ora però la ragazza sta recuperando a pieno le sue forze e già nella giornata di sabato potrà uscire dall'ospedale.

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