Pendolari furiosi, sabato incatenati alla stazione di Quarto d'Altino

I comitati dei lavoratori altinati e del Veneto Orientale ancora in prima linea dopo la pubblicazione degli orari estivi, pieni di tagli ai servizi

Per la Regione si chiama “orario cadenzato”, per i pendolari che ogni giorno devono arrivare a Mestre, a Venezia o persino nelle isole è ormai divenuto “orario incatenato”, e proprio tenendo fede al nomignolo per niente lusinghiero che i comitati di protesta hanno affibbiato al nuovo prospetto delle partenze, sabato gli scontenti di Quarto d'Altino e di tutto il Veneto Orientale si incateneranno alla stazione per cercare, una volta di più, di far sentire le loro ragioni.

NESSUN RISCONTRO – La verità, però, è che nonostante gli scioperi, i cortei e le innumerevoli lettere di protesta, finora nessuno ha dato retta ai comitati dei pendolari: chi ogni mattina si deve svegliare e correre dall'entroterra provinciale fino al capoluogo, magari per raggiungere l'ospedale Civile o le vetrerie di Murano, non è stato ascoltato e gli orari che nei giorni scorsi Trenitalia ha pubblicato online e che entreranno in vigore da metà giugno non tengono conto di nessuna delle richieste dei lavoratori, che in questa battaglia sono stati appoggiati spesso anche dai vari sindaci locali. Dopo la mezzanotte, quindi, niente treno ma solo autobus sostitutivo per Portogruaro, senza il ripristino del treno; anche la proposta di posticipare la partenza da Venezia del Regionale Veloce delle 22.41 fino alle 23.11 è stata ignorata, a discapito di chi lavora fino a tardi in laguna, ma il vero smacco è stata la cancellazione della corsa delle 5.45 da Quarto per Venezia (con cambio a Mestre).

SENZA ALTERNATIVE – Proprio il taglio, giudicato immotivato, del treno che ogni mattina porta migliaia di turnisti fino al centro storico è stata la goccia che ha fatto tracimare il proverbiale vaso, ed ecco quindi che sabato 7 giugno alle 11 i comitati prenderanno d'assalto la stazione altinate in una protesta pacifica ma risoluta, che vedrà i vari rappresentanti dei gruppi incatenarsi ai cancelli della ferrovia per richiamare ancora l'attenzione della Regione e di Trenitalia. “Non siamo studenti – tuonano i pendolari – non andiamo in vacanza da giugno a settembre, i servizi per noi sono essenziali”. Il trasporto pubblico, spiegano i portavoce dei comitati, ormai è solo un bel ricordo: per andare al lavoro bisogna prendere tutte le mattine la propria auto, mentre i costi dei biglietti dei treni continuano ad aumentare.

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