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Nuova ordinanza regionale: tamponi anche dal medico di base

Il governatore Luca Zaia rinnova gli appelli: niente festeggiamenti, gli incontri vanno limitati. Il punto sulla situazione negli ospedali

Il governatore Luca Zaia ha fornito i dati aggiornati ad oggi, 31 ottobre, sull'epidemia di Covid-19 e ha spiegato i contenuti della nuova ordinanza che riguarda l'esecuzione di tamponi rapidi da parte dei medici di base. Zaia ha anche rinnovato le raccomandazioni alla popolazione, chiedendo di rispettare le norme e di fare il sacrificio di rinunciare alla festa di Halloween.

Medici di base e tamponi rapidi

Il medico di base diventa ufficiale di sanità pubblica ed esegue i tamponi rapidi ai propri assistiti, verificando anche i contatti degli eventuali positivi: è il succo della nuova ordinanza regionale firmata oggi in seguito all'accordo raggiunto con la categoria. I tamponi rapidi non andranno a pesare sulle tasche del cittadino e il medico di base sarà obbligato ad aderire. Sarà la Regione a mettere ai disposizione i tamponi, circa 20mila al giorno, a partire da martedì prossimo. «Verseremo ai medici 18 euro per ogni tampone effettuato in studio e 12 euro per quelli effettuati fuori - ha detto Zaia - mentre il cittadino non dovrà pagare nulla». I medici che non hanno uno spazio adeguato nel proprio ambulatorio potranno accordarsi con i distretti o con i Comuni. Restano comunque attive le postazioni di accesso rapido delle Ulss, ma andranno usati solo in caso di emergenza.

I dati regionali

Sono 2.328.514 i tamponi eseguiti in Veneto, 29.179 i casi positivi attuali al coronavirus di cui 2697 emersi nelle ultime 24 ore. 18007 persone si trovano in isolamento. 908 sono i ricoverati in area non critica, 127 quelli in terapia intensiva, 2401 sono i decessi di persone colpite dal coronavirus. 4750 i pazienti dimessi. «Almeno il 70% dei positivi ha meno di 65 anni», ha aggiunto Zaia.

Per quanto riguarda la provincia di Venezia, abbiamo 4096 soggetti attualmente positivi al virus (+273 rispetto al dato di ieri sera). La situazione negli ospedali: all'Angelo ci sono 32 ricoverati con coronavirus (7 in terapia intensiva); al Ss. Giovanni e Paolo 27 (3); a Mirano 1 in terapia intensiva; a Dolo 53 (4); a Villa Salus 21, al Fatebenefratelli 1, a Jesolo 21, a San Donà 1 (in T.I.) e Portogruaro 2 (in T.I.). Dieci pazienti positivi si trovano all'ospedale di Noale. La percentuale delle persone che hanno sintomi resta molto bassa (97-98%), ma è fondamentale contenere la diffusione del contagio per limitare il numero di pazienti che necessitano di cure ospedaliere: un numero che, seppur lentamente, continua a salire.

Fase 3 negli ospedali

Zaia ha confermato l'entrata in vigore della cosidetta "fase 3" della sanità regionale: «Abbiamo superato i 900 ricoveri nelle aree non critiche, mentre la terapia intensiva va verso i 150. Abbiamo l'obbligo di avere ospedali liberi dal virus, quindi stiamo riaprendo i covid hospital in modo graduale perché i i ricoveri aumentano anche se per ora non c'è un'impennata. Subiranno un rallentamento gli interventi non urgenti, ritardi che speriamo di limitare».

La situazione nelle terapie intensive

Sui ricoveri ospedalieri è intervenuto il dottor Paolo Rosi, direttore della Uoc Centrale operativa Suem 118 del Veneto: «Al momento è occupato il 14% delle terapie intensive - ha dichiarato - L'andamento per ora è costante, lo 0,04 % dei positivi va in terapia intensiva: uno ogni 225 positivi». Per quanto riguarda invece l'età dei pazienti «il 30% è sotto i 60 anni, un altro 30% va dai 50 e 60 anni, un altro 30% ha un'età tra i 70-80, mentre gli ultraottantenni sono una percentuale molto bassa». Numeri in controtendenza rispetto a marzo: i pazienti oggi sono mediamente più giovani rispetto alla prima ondata e c'è stato un miglioramento delle terapie, per cui la degenza è più breve e c'è una riduzione della mortalità.

Una delle principali criticità della sanità resta la carenza del personale: mancano soprattutto anestesisti, infermieri, pneumologi, rianimatori e addetti del pronto soccorso. Più aumentano i ricoveri più la situazione sarà difficile da gestire, perché il personale diventerà insufficiente. Il primo segnale è che, in alcuni casi, sta già diventando necessario sospendere le ferie a medici e infermieri.

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