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Pm-Orsoni, continua il braccio di ferro: "La Procura poteva tacere"

L'ex sindaco di Venezia, imputato nel caso Mose, insiste sull'inattendibiltà di Mazzacurati. E attacca Nordio: "Non parli di ciò che accade in aula"

Caso Mose, Giorgio Orsoni all'attacco. Ancora sull'estraneità ai fatti che gli sono contestati, e poi contro una Procura che definisce chiacchierona, che fa troppe dichiarazioni fuori del processo. Per l'ex sindaco di Venezia i pm Stefano Ancillotto e Stefano Buccini hanno chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per finanziamento illecito ai partiti. La prima udienza del processo davanti al Tribunale è fissata per il 14 aprile. L'inchiesta riguarda un presunto contributo in nero di 450mila euro che Orsoni avrebbe ricevuto da Giovanni Mazzacurati, allora presidente del Cvn (Consorzio Venezia Nuova), in occasione delle elezioni comunali del 2010; ma anche un altro contributo regolarmente registrato, che sarebbe stato formalmente versato da alcune società ma in realtà messo a disposizione dal Cvn.

Uno degli argomenti principali della difesa è che la testimonianza sia inattendibile, visto che Mazzacurati, colpito da malattia degenerativa, potrebbe risultare incapace già quando chiamò in causa Orsoni. L'imputato comunque è sereno e si dichiara pronto ad affrontare il dibattimento dimostrando l'infondatezza delle accuse e la sua totale innocenza. Anche perché, secondo la difesa, non ci sono prove né riscontri di quanto dichiarato dall'ex presidente di Cvn.

La battaglia tra accusa e difesa è più accesa che mai: il procuratore aggiunto Carlo Nordio martedì ha ribadito la legittimità delle sue richieste del 2014, quando propose per il primo cittadino gli arresti domiciliari. Il patteggiamento a 4 mesi e 15mila euro di multa, secondo Nordio, fu anzi troppo favorevole per Orsoni. Secondo il procuratore aggiunto, quindi, le prove sono evidenti e il gup non poteva che rinviare a giudizio l’ex sindaco. Da parte sua Orsoni è convinto invece che la procura farebbe meglio a usare toni diversi: "Non dovrebbe rispondere sui giornali a quello che accade in aula - ha dichiarato - Non mi pare corretto, non è in linea con il ruolo di imparzialità e con il dovere di non mostrare acrimonia nei confronti dell’imputato".

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